teatro di dioniso




 

ORGIA

di Pier Paolo Pasolini

con SCENE INEDITE
tratte dal corpus dei dattiloscritti pasoliniani

Debutto (settembre 2002)
DONNA Michela Cescon
UOMO Valter Malosti
RAGAZZA Claudia Coli

Ripresa (gennaio 2004)
DONNA Michela Cescon
UOMO Valter Malosti
RAGAZZA Aidi Tamburrino


uno spettacolo di Valter Malosti

ricerca drammaturgica Irina Possamai

musiche originali Carlo Boccadoro
spazio scenico Valter Malosti e Iole Cilento
luci Francesco Dell'Elba
costumi Elena Gaudio e Roberta Vacchetta
costruzioni scene Gennaro Cerlino

organizzazione e amministrazione Anna Maria Canzonieri, Elisa Bottero
ufficio stampa Lucia Angelici
foto di scena Tilde De Tullio
trio d'archi di Sentieri Selvaggi

un ringraziamento particolare a
Graziella Chiarcossi
che ha permesso a questo progetto di esistere

una produzione TEATRO DI DIONISO

in coproduzione con IL CONTATO/TEATRO GIACOSA DI IVREA
un progetto RESIDENZA MULTIDISCIPLINARE DI IVREA E DEL CANAVESE

Orgia è la metafora di un viaggio. L'UOMO cerca, cerca disperatamente di chiarire a se stesso e agli altri, gli spettatori, il carattere multiforme della propria identità. In questa sorta di viaggio iniziatico l'UOMO ritrova sua moglie, la DONNA e poi incontra la RAGAZZA…

CORO I
Ma sia ben chiaro
Che tutto qui sarà ambiguo.
Forse le tre persone rappresentate
sono una persona sola.

CORO II
In questa bestemmia, forse, è la verità.


Foto di Tilde De Tullio

Orgia o dell'identità.

Gli spettatori dovranno spiare come complici il mondo segreto di Uomo, Donna e Ragazza, una sorta di trinità, forse sdoppiamenti, rifrazioni dell'impossibile unità umana. Questa idea scatena anche la possibilità di un gioco scenico che sfrutta le geometrie del triangolo.
Lo spazio stesso ha una prospettiva sghemba, a manifestare, a urlare, anche, lo spazio interiore dei personaggi.
Il fuoco della scena puo' diventare, ad un certo punto, un cerchio rituale, spazio sacro dove i personaggi si svuotano come veggenti.
Nella scena inedita i personaggi vengono presentati prima della loro entrata nella caverna che è per loro la notte del Lunedì di Pasqua, sorta di tempo sospeso, il tempo degli antichi sacrifici, il tempo sospeso di Dioniso.

Ma la grande novità di questo nuovo montaggio del testo pasoliniano sono i cori che intervengono prima e dopo le diverse scene parlando direttamente con gli spettatori.

CORO I
Chi siete voi?
[…]

CORO II
Egli ha ragione
Chi siete voi, chi siamo noi
Questa è la domanda.

Il coro diviso in due semicori, non è affidato ad altri attori. CORO I, è affidato all'UOMO e CORO II alla RAGAZZA, angelico sdoppiamento dell'UOMO, come accade in Petrolio con Carlo, che diventa Carlo di Polis e Carlo di Tetis (l'ordine e la pulsione), e dove addirittura Carlo diventa donna.
Nella messa in scena i cori danno un segno a tutta l'impostazione attoriale, sempre in bilico tra dentro e fuori, sacralità ed ironia.

UOMO
[…]
la tragedia non esclude il ridicolo.

Apparentato a Petrolio e a Divina Mimesis, Orgia conclude la mia trilogia su Dioniso (insieme a Baccanti e a Nietzsche: la danza sull'abisso), un'ideale trilogia sull'identità, sul corpo, e sulla discesa agli inferi.

Orgia è quindi un viaggio di iniziazione, una soglia.
Bisogna tentare di restituire il mistero della forza vitale di quel magma poetico, tentare di comunicare ai nostri spettatori/complici quegli incandescenti frammenti di verità e quell'unico flusso a cui viene, di volta in volta, attribuito un genere (maschile o femminile). Nelle varie stesure c'è infatti spesso una oscillazione delle battute da UOMO a DONNA.

Il corpo deve essere in gioco non solo nell'essere nominato ed evocato nelle parole del testo (e nel febbrile e intenso lavorio di revisione di Pasolini intravisto nei sui dattiloscritti, l'azione della scrittura) ma quelle parole devono farsi corpo, attraverso una lettura a strati, che pur nella complessità, nello sfasamento dei registri, ambisce alla limpidezza e si nutre di un immaginario pittorico legato allo stile cinematografico pasoliniano, ad artisti amati dall'autore come Francis Bacon e Giotto e a altri maestri quali Beato Angelico, Fuseli e Lucien Freud.

Valter Malosti


Foto di Tilde De Tullio

Per una critica genetica, un nuovo testo per Orgia

Il testo di Orgia, contrariamente a Calderon (edito nel 1973), non fu mai pubblicato in vita da Pasolini ; è un testo postumo. Anche dopo la messinscena dell'autore nel 1968, a Torino, quei fogli avrebbero potuto, un giorno, divenire " altro " ?

Pasolini dichiara, in più di un'intervista, di considerare il corpus dei testi teatrali, la cui prima redazione risale al 1966, un corpus non ancora concluso, un'opera aperta, forse volutamente in fieri come gli Appunti di Petrolio.
Probabilmente Pasolini rivide, a più riprese e fino al giorno della sua morte, la stesura dei suoi testi teatrali.
Il metodo di indagine scientifica che prevede la ricostruzione del percorso creativo dell'autore ovvero lo studio della genesi dell'opera d'arte, appare, percio', nel caso di Pasolini, ancora più necessario e imprescindibile.

Sin dalla prima visione dei fogli di Orgia mi ha emozionato scoprire la presenza di un primo episodio inedito e di alcuni significativi interventi corali. Pasolini dà voce a ben due Cori. Coro I e Coro II dialogano tra loro e fanno capolino tra gli episodi sostituendo il prologo e l'epilogo della versione pubblicata del testo drammatico.
Come in Calderon (Rosaura compare diversa ma unica nei suoi tre risvegli), i tre personaggi di Orgia, l'Uomo, la Donna e la Ragazza possono essere considerati un'unica entità proteiforme, gli arti di un unico corpo, le estensioni di un unico pensiero poetico. " Forse le tre persone rappresentate / sono una persona sola ".

Pasolini mette in scena la disperata ricerca d'identità dell'uomo contemporaneo che si traduce nell'esperienza del limite e della morte dei personaggi che abitano la pièce. I personaggi di Orgia sono scomposti e decomposti, frammentati, alla deriva, barricati nel cerchio rituale di una profonda solitudine interiore e costretti ad usare il linguaggio della carne come " un enigma " che si esprime. "Qual è, dunque, la nostra realtà ? -recita l'Uomo- non è quella che abbiamo espresso, con le nostre parole / ma è quella che abbiamo espresso, / attraverso noi stessi, usando i nostri corpi / come figure ! ".

CORO I
"Giorni tesi e tristi di primavera,
che chi è uomo odia e adora,
e vorrebbe partire, essere altrove,
degradarsi, urlare, morire ;
e invece tenta di vivere, come ogni altro"

Pasolini rinuncia a delineare dei personaggi a tutto tondo, non presta attenzione all'evoluzione psicologica del personaggio teatrale. I tre personaggi di Orgia ricompongono una triade rituale, una trimurti, una trinità che consente anche una lettura del testo in chiave antropologica.
" Il teatro è un rito " e come tale riflette un antica " nostalgia per il sacro " di cui Pasolini sottolinea l'urgenza in un'intervista coeva a Jean Duflot. " E' l'ora sacra " -recita il Coro II- in cui il " bonzo "-Uomo è pronto per il sacrificio.

I Cori assolvono una funzione metateatrale, commentano l'azione scenica come nella tragedia greca e si rivolgono direttamente al pubblico interrogandolo, chiamandolo in causa nello specchio critico della rappresentazione. La presenza dei cori costituisce l'ossatura del " rito culturale ", del rapporto critico tra attori e spettatori che Pasolini auspicava, perché il pubblico deve essere, alternativamente, adulato e schernito, provocato e sedotto.

" Se disapprovate la rappresentazione di questa vita,
alzatevi, protestate e ridete :
oppure, se siete ben educati, disapprovate tacendo.
Magari con l'ironia
con cui il borghese
allontana da sé le cose umili e tremende che l'offendono ".

Orgia solleva la questione dello stile drammatico di Pasolini, uno stile stratificato, sfaccettato che mescola le tecniche del montaggio cinematografico (e l'idea della morte come fulmineo montaggio degli eventi significativi della vita) ad un linguaggio che si rivolge continuamente al " tu " dello spettatore testimone. E' un teatro a " canone sospeso ", che non offre risposte definitive ma interroga, sans cesse, e si ferma, stupito, di fronte al mistero dell'esistenza.

Irina Possamai


Foto di Tilde De Tullio

NIETZSCHE. BACCANTI. ORGIA.
La trilogia di Dioniso

 

RASSEGNA STAMPA

PASOLINI IN SCENA DENUNCIA LE NOSTRE IPOCRISIE
L'apertura del festival milanese Oltre90, è stata degna del suo eccellente programma, con due spettacoli molto attesi : Under construction del gruppo svizzero di teatro-danza di Gilles Jobin e, soprattutto, Orgia di Pier Paolo Pasolini nella versione, arricchita da alcuni testi inediti del grande scrittore, presentata dalla compagnia Teatro di Dioniso, ossia Valter Malosti e Michela Cescon. Orgia è un grande spettacolo. Chiunque desideri sapere cosa significa rappresentare un testo deve vederlo. Rappresentare un testo a teatro vuol dire farlo agire, permettergli di fare del male, perché il teatro deve fare del male, se no non è teatro. Ma per fare questo bisogna conoscere il teatro. Anche la scelta dei testi (Orgia fa parte di una trilogia che comprende Baccanti e Nietzsche : la danza sull'abisso) ci parla delle idee di chi la fa, e Malosti, il regista, ha le idee molto chiare. La scelta di Pasolini, con tutta la fuffa pasoliniana che c'invade tramite un'orda di piccoli letterati, era poi doppiamente ardua.
Orgia racconta una particolare discesa agli inferi : la nostra. Quella di noi, borghesi, figli della società che ha saputo cancellare, cementificare il mondo che aveva ereditato, un mondo in cui Eschilo, Manzoni e l'ultimo dei contadini condividevano un universo non detto di sapere e di sentire : un sentimento delle cose. Quel sentimento che faceva sì che un uomo - fosse un umile o un potente, non importa - vivesse la propria vita e la riconoscesse come propria. Ma la nuova civiltà borghese è tutta finta. Finti sentimenti, finta vita. E poco tempo, fretta, tanti impegni : per dimenticare che stiamo vivendo una vita non nostra. Nella foresta di uomini dalla doppia vita, che soffoca la letteratura e il cinema di questi anni, Pasolini ci ha offerto - unico tra tutti - le ragioni di tanta schizofrenia.
Anche i protagonisti di Orgia vivono la doppia vita di tutti noi : bravi lavoratori, bravi genitori di giorno e protagonisti, di notte, di un teatro di morte fatto di violenza sadomaso spinta fino all'assassinio. Perché ? Perché è rimasta solo la notte per ripetere, nei giochi di sesso, il rito della morte e della resurrezione che ha governato la vita umana, dice Pasolini, fin da prima di Cristo. Scendiamo, dunque, agli inferi per andare a riprenderci il Cristo che abbiamo perduto. Pasolini dice queste cose non solo con la forza dell'analisi ma anche e soprattutto inscenando se stesso, il proprio corpo. Nell'interpretare la parte dell'uomo, Malosti ha impersonato il grande scrittore, imitando la sua parlata, il suo modo inconfondibile (pacato e amaro) di porgere parole e concetti.
Bisogna avere almeno quarant'anni, oppure una vita bruciata molto in fretta, quando cioè le spinte ad andarcene da noi stessi diventano forti, per cominciare a capire questa summa pasoliniana. Se la chiave per entrare nello scandalo, fino a restarne offesi, viene dall'intelligenza di Malosti - che sfida, a questo scopo, non solo il fastidio della propria nudità, ma anche il ridicolo del travestimento - , è poi Michela Cescon a dare voce poetica al dramma con un'interpretazione che è una nuova tacca sul suo fucile di altissima precisione. Cescon non è piu' una " nuova attrice " (come scrive sempre lei, con simpatica vanità), ma una delle pochissime grandi attrici di questo paese : ha potenza, temperamento e, soprattutto, non ha paura di sbagliare, non calcola mai. Al duo Malosti-Cescon si aggiunge, qui, la bravissima Claudia Coli.
Uno spettacolo, insomma, che ci fa incontrare di nuovo, violentemente, il pensiero di uno scrittore che è stato una benedizione per questo paese. Vero teatro, dunque. Cosa rara. Da non perdere.
Luca Doninelli, Avvenire, 27 settembre 2002

QUEST'ORGIA E' UNA DOLOROSA PASSIONE LAICA : MALOSTI FA RIVIVERE PASOLINI
Scandalo della parola o scandalo del corpo ? Va in scena, nell'ambito del Festival " Oltre90 ", una ficcante edizione di " Orgia " di Pier Paolo Pasolini firmata da Valter Malosti, fra i piu' sensibili e intelligenti registi della generazione fra i trenta e quaranta anni, e subito balza in primo piano quello che, da sempre, è stato lo " scandalo " del teatro di PPP : la radicalità. Radicalità estrema, naturalmente, sia nei temi che nelle situazioni che nei modi richiesti per rappresentarla, perché forse - come del resto sosteneva Testori che al mondo di Pasolini è stato piu' legato di quanto non si creda - non c'è scandalo maggiore che quello di puntare tutto sulla parola : che significa voler tornare alle radici stesse della sacralità del teatro. Tutto questo lo si ritrova in " Orgia ", tragedia scritta fra il 1965 e il 1966 e poi ripresa in mano piu' volte dall'autore (che peraltro la rappresentò per primo) come del resto è successo a tutto il suo teatro. Una via crucis che ha le stigmate dell'assolutezza e che - pur nella ferocia della vicenda che indaga nei rapporti sadomasochistici fra un uomo e una donna e che trasforma lei in una matricida e in una suicida e lui in uno stupratore di ragazze, suicida a sua volta - , è ben altro che una storia di sia pur efferata trasgressione : semmai è una metafora della società, dei rapporti violenti, anche sessuali, che la condizionano. Di piu' : è un testo " politico " proprio sulla violenza del potere dell'uomo sulla donna, della donna sui figli, degli individui sul singolo proprio come in quel film testamento che è " Salò-Sade ". Lo si capisce anche dagli inserti di inediti pasoliniani che qui sono stati operati e che sottolineano, attraverso dei cori, proprio quel legame che unisce strettamente il singolo alla collettività.
L'inquietante spettacolo che Valter Malosti ha saputo mettere in scena per il suo Teatro di Dioniso, attivo ormai da qualche anno a Torino e a Ivrea, riprende e dilata - se possibile - lo scandalo insito nel teatro pasoliniano, trasformando la sua parola in carne, corpo nudo, violenza non solo verbale : una messainscena spiazzante che colpisce emozionalmente allo stomaco lo spettatore, posto suo malgrado di fronte a temi che non permettono fughe, che inchiodano alla responsabilità del proprio punto di vista, che richiedono una scelta. Impudicamente, dunque, Valter Malosti, che recita anche nel ruolo dell'Uomo e le sue due attrici, la straordinaria Michela Cescon e la brava Claudia Coli, rappresentano di fronte a noi, con l'aiuto di pochi segni teatrali (un tavolo, un letto, qualche sedia, una tenda-sipario di velluto, un grande lampadario che scende come una metaforica corona di spine sulle teste delle vittime, il travestimento e la nudità come emblemi della teatralità ) una vera e propria " passione " laica che ha per fine la morte, sempre atroce, sempre cercata e sempre, pur nel suo essere blasfema, assurdamente sacra. E ci parla ancora, anche se, magari non vorremmo, al di là dello splendore della lingua, con la profondità del suo pensiero. Facendo giustizia della falsa credenza dell'irrapresentabilità del teatro di Pasolini.
Maria Grazia Gregori, L'Unità, 4 ottobre 2002

L'ORGIA CRUDELE DI PASOLINI
E' un mondo di morte pervaso da violenza e disperazione, è uno scavo aspro e dolente nella coscienza, nell'anima di un uomo e di una donna che precipita lo spettatore in uno stato d'angoscia. E' " Orgia " di pier Paolo Pasolini, scritta tra il 1965 e il 1966 e pubblicata postuma, che il regista Valter Malosti fa rivivere in un clima di scandalosa verità, dando corpo e sangue alle parole, al magma poetico che la pervade e la sconvolge. Le povere emozioni sadomasochistiche di due coniugi piccolo-borghesi che culminano nel suicidio della donna assassina dei figli, le violenze del marito su una innocente prostituta, il suo estremo delirio feticistico - incontro scontro con il femminile che lo condurrà ad una presa di coscienza esistenziale e al suicidio - diventano metafora inesorabile di una società amorale e consumistica che tritura e annulla ogni valore. E in questo viaggio nella coscienza di un uomo e di una donna, che è un viaggio nella coscienza di tutti, al nudo dei corpi corrisponde il nudo dell'anima agitata da pulsioni oscure e violente, sensuali e torbide. Pochi oggetti di scena, una grande corona di spine divenute coltelli in una quotidianità feroce, una croce, un letto per una via Crucis tutta umana che il regista conduce con rigore, bella tensione e inventiva. Ottima la prova di tutti gli interpreti, lo stesso Malosti dolente e crudele portatore di morte e verità, la brava Michela Cescon, intrappolata nel ruolo claustrofobico, senza speranza e terrifico di sposa-amante-schiava, la giovane Claudia Coli dalla disarmante innocenza. Uno spettacolo crudo e senza cedimenti, pasolinianamente antiborghese.
Magda Poli, Corriere della Sera, 29 settembre 2002

L'EROS COME SCENA DEL POTERE
«Orgia» di Pasolini, al teatro Dioniso di Torino per la regia di Malosti
Per andare a rappresentare Orgia di Pier Paolo Pasolini, Valter Malosti non solo si è documentato a fondo, ma scavando nella montagna degli inediti e degli autografi del poeta, ha trovato dei brani mai rappresentati dello stesso testo, relativi ai «cori» poi spariti nella stesura pubblicata. Nella sua messinscena, realizzata con il suo Teatro di Dioniso, Malosti (che come attore era già stato protagonista del Porcile di Tiezzi) cerca proprio con quei cori (e con altre piccole citazioni) di esplicitare la socialità politica di quel testo, che nel conciso corpus del teatro pasoliniano ha avuto versioni illustri (da quella dell'autore nel `68 a quella di Massimo Castri qualche anno fa), che ora attendono di essere rilanciate.
Il testo di Orgia è scarno e violento, quasi una guerra totale ambientata nel luogo fortemente simbolico di una camera da letto: un marito, una moglie, una puttana ragazzina. I loro rapporti sono conflittuali, anzi cannibaleschi, segnati da un odore di morte che esala dall'inizio ma poi prende corpo come fosse il vero deus ex machina di quella tragedia senza dramma. L'eros è il territorio dove il potere combatte, l'uomo sulla donna, la donna sui figli, fino all'autolesionismo del maschio che consumata l'uccisione della moglie e una volta progettata la brutale sottomissione della ragazzina, si appende con una cintura al collo indossando abiti femminili.
Oggi è forse minore lo scandalo sociale per quel testo rispetto al momento della scrittura, ma non è diminuita di un centimetro la ferita di quei problemi dentro ognuno di noi e nel tessuto civile della società. Malosti, anche in veste (o senza) di protagonista maschile, ci restituisce intatta quella visione provocatoria, insieme alle due attrici straordinarie che lo accompagnano a questa «orgia» di parole e pensieri. Michela Cescon è la moglie, sacerdotessa e padrona dolente di quel rito dionisiaco pronta a disorientarci ogni tanto col suo sguardo da bambina; Claudia Coli è la ragazza che caricata da Pasolini di tutte le povertà del mondo, mostra una esperienza al dolore insuperabile se non dal proprio candore. Con loro, in quella stanza che un letto, pochi arredi e un sipario rosso bastano a trasformare in saturo mondo borghese, con una scansione musicale discreta e significativa di Carlo Boccadoro, questa tragedia di parole riesce a riaprire capitoli che ognuno chiude in sé gelosamente. Come in un confessionale civile, scorrono le colpe e le incapacità di ognuno ad un rapporto vero, incapacità che si schermano dietro convenzioni sociali e private immaturità. Qui il libro si riapre, ed è una buona occasione per ricominciare a leggere il teatro di Pasolini (con i suoi sempre sospettati ma mai così evidenti nessi con quello di Testori), come una esigenza ormai indilazionabile.
Gianfranco Capitta, IL Manifesto, 4 dicembre 2002

SANGUINOSO RITO DI PAROLE
Testo emblematico di quel vagheggiato " nuovo teatro " di cui lo scrittore aveva appena vergato il manifesto, spietato rito verbale a metà tra un algido intellettualismo e una sferzante vena didascalica, Orgia di Pasolini è incentrato sugli oscuri rapporti di tre anonimi personaggi : una coppia che attraverso sanguinosi cerimoniali sadomasochisti persegue una disperata ricerca di sé e della propria identità perduta nel conformismo della società borghese, nonché una cupa e contorta nostalgia di Dio, e una ragazza che col suo ruolo di Coro e vittima inconsapevole ne incarna una sorta di disarmato contraccanto dialettico. Qualche anno fa Massimo Castri lo aveva allestito come una sorta di inquietante fiaba psicanalitica. Il Teatro di Dioniso dei bravi Valter Malosti e Michela Cescon - qui affiancati da un'intensa Claudia Coli - lo ripropone invece ora a Milano, ad apertura del festival " Oltre90 ", in una messinscena scarna, appena improntata ad atmosfere sottilmente allucinate, attenta soprattutto alle dinamiche del copione, cui vengono restituiti brani inediti ricavati dal corpus dei manoscritti pasoliniani. Queste aggiunte non spostano di molto la natura del testo, in cui l'impianto trattatistico e una certa enfasi declamatoria finiscono persino con l'imporsi sulla carnalità di quei corpi sollecitati fino all'autodistruzione, sulle fantasie onanistiche, sull'ombra della morte incombente e celebrata nell'infanticidio e nel suicidio del protagonista. Ma aiutano a inquadrare meglio questa febbrile incapacità di esistere se non negli eccessi del sesso e della violenza, calandola nel contesto antropologico di un tormentato passaggio dal mondo contadino alla civiltà industriale. Orgia resta una costruzione ardua, ostica, scostante : ma non si può non avvertire, in quegli accostamenti tra le sagome dei pioppi che scandiscono le pianure e l'invadenza delle ciminiere, la nota di una commozione vera. E non si può non cogliere il coraggio di questo tentativo di catturare in una tragedia moderna - perché di tragedia si tratta - le trasformazioni sociali di un' Italia già assorbita dalla televisione.
Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore, 29 settembre 2002

"Sono passati 34 anni da quando proprio a Torino Pier Paolo Pasolini presentò un allestimento del suo dramma Orgia. Un tempo che non ha attenuato la forza polemica antiborghese di quel testo. Lo si è pensato assistendo ad una nuova messa in scena di Orgia che Valter Malosti propone in questi giorni al Teatro Gobetti di Torino, con lui Michela Cescon e Claudia Coli. Una rilettura registica profondamente rispettosa, ma che non evita quello sporcarsi le mani certo pasoliniano. Il sadomasochismo coniugale, la violenza di un rapporto mercenario esaltano ancora ben oltre la meschinità borghese, la disperazione individuale, che è perdita di prospettive trascendenti, che è desiderio di morte, che è sofferenza infantile del corpo. Una tragedia antica e moderna di un'Italia contadina che diviene borghese, resa dolorosamente credibile dal raffinato mestiere degli interpreti, incorniciati da sfondi rituali, "baconiani". In questa Orgia del Teatro di Dioniso vi è anche un limpido intermezzo di testi mai rappresentati di Pasolini. Spettacolo di grande maturità, degno di molte ribalte, anche internazionali. Sono di Carlo Boccadoro le belle musiche."
Sergio Ariotti, Tg 3, 20 novembre 2002

UN "ORGIA" DI PAROLE POLEMICHE E SENSUALI
L'opera teatrale di Pier Paolo Pasolini riproposta da Valter Malosti, con alcune pagine inedite.
Teatro Gobetti, 1968. Pier Paolo Pasolini mette in scena la sua prima opera teatrale, "Orgia", sollevando provocazione ideologica e scandalo sessuale. Teatro Gobetti, 2002. Valter Malosti mette in scena la stessa "tragedia borghese". E poichè il tempo non passa invano, "Orgia" non saprebbe piu' come far scandalo. Però conserva la sua forza provocatoria. Questa, fino ad oggi, non è riuscito a togliergliela nessuno, poichè nessuno (forse soltanto Testori) ha avuto il coraggio di considerare il teatro un fatto esclusivamente di parola, nessuno ha osato riportarlo alle origini classiche, quando non era prevista la rappresentazione di un avvenimento, ma il suo racconto. E in effetti "Orgia" è poverissima d'azione. La sua "fabula" si riduce alla scheletrica cronaca delle emozioni sadomasochistiche di due coniugi borghesi nel tepore di una Pasqua padana, racconta il suicidio della moglie-schiava, indugia sulle devastazioni che l'uomo infligge a una prostituta di passaggio, e si conclude con il suicidio dell'uomo, che però, prima di togliersi la vita, indossa abiti femminili non per rivelare un'ulteriore perversione del proprio essere, ma per chiudere una specie di cerchio, per dirci cher lui, la moglie e la prostituta possono essere considerati la stessa persona. Nudità e eros sadomaso...Ma non è qui il nocciolo di "Orgia". Il ganglio vitale sta nella parola torrentizia, dura e lirica, polemica e sensuale. E' in questa specie di vertigine sonora e concettuale la materia vera del copione, che Malosti utilizza con grande rispetto, intrecciandola con alcune pagine che Pasolini non aveva utilizzato. Si tratta di una scena iniziale e degli interventi del coro (...) Lo spettacolo è di magnifica tensione drammatica, corre sul binario della critica etica e sociale (ciò che in effetti è "Orgia") senza sbandamenti, senza bellurie scenografiche, sostenuto dalla convinta interpretazione di Malosti, della sempre brava Michela Cescon e della fresca e un pò rabbrividente Claudia Coli. Molti Applausi.

Osvaldo Guerrieri, La Stampa, 21 novembre 2002

 


Foto di Tilde De Tullio

 


Foto di Tilde De Tullio

 


Foto di Tilde De Tullio

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