ORGIA
di Pier Paolo Pasolini
con SCENE
INEDITE
tratte dal corpus dei dattiloscritti pasoliniani

Debutto
(settembre 2002)
DONNA Michela Cescon
UOMO Valter Malosti
RAGAZZA Claudia Coli
Ripresa
(gennaio 2004)
DONNA Michela Cescon
UOMO Valter Malosti
RAGAZZA Aidi Tamburrino
uno spettacolo di Valter Malosti
ricerca
drammaturgica Irina Possamai
musiche originali Carlo Boccadoro
spazio scenico Valter Malosti e Iole Cilento
luci Francesco Dell'Elba
costumi Elena Gaudio e Roberta Vacchetta
costruzioni scene Gennaro Cerlino
organizzazione e amministrazione Anna Maria Canzonieri, Elisa Bottero
ufficio stampa Lucia Angelici
foto di scena Tilde De Tullio
trio d'archi di Sentieri Selvaggi
un ringraziamento particolare a
Graziella Chiarcossi
che ha permesso a questo progetto di esistere
una produzione TEATRO DI DIONISO
in coproduzione con IL CONTATO/TEATRO GIACOSA DI IVREA
un progetto RESIDENZA MULTIDISCIPLINARE DI IVREA E DEL
CANAVESE
Orgia
è la metafora di un viaggio. L'UOMO cerca, cerca disperatamente di chiarire
a se stesso e agli altri, gli spettatori, il carattere multiforme della
propria identità. In questa sorta di viaggio iniziatico l'UOMO ritrova
sua moglie, la DONNA e poi incontra la RAGAZZA…
CORO
I
Ma sia ben chiaro
Che tutto qui sarà ambiguo.
Forse le tre persone rappresentate
sono una persona sola.
CORO
II
In questa bestemmia, forse, è la verità.

Foto di Tilde De
Tullio
Orgia
o dell'identità.
Gli
spettatori dovranno spiare come complici il mondo segreto di Uomo, Donna
e Ragazza, una sorta di trinità, forse sdoppiamenti, rifrazioni
dell'impossibile unità umana. Questa idea scatena anche la possibilità
di un gioco scenico che sfrutta le geometrie del triangolo.
Lo spazio stesso ha una prospettiva sghemba, a manifestare, a urlare,
anche, lo spazio interiore dei personaggi.
Il fuoco della scena puo' diventare, ad un certo punto, un cerchio rituale,
spazio sacro dove i personaggi si svuotano come veggenti.
Nella scena inedita i personaggi vengono presentati prima della loro
entrata nella caverna che è per loro la notte del Lunedì di Pasqua,
sorta di tempo sospeso, il tempo degli antichi sacrifici, il tempo sospeso
di Dioniso.
Ma
la grande novità di questo nuovo montaggio del testo pasoliniano sono
i cori che intervengono prima e dopo le diverse scene parlando direttamente
con gli spettatori.
CORO
I
Chi siete voi?
[…]
CORO
II
Egli ha ragione
Chi siete voi, chi siamo noi
Questa è la domanda.
Il
coro diviso in due semicori, non è affidato ad altri attori. CORO I,
è affidato all'UOMO e CORO II alla RAGAZZA, angelico sdoppiamento dell'UOMO,
come accade in Petrolio con Carlo, che diventa Carlo di Polis
e Carlo di Tetis (l'ordine e la pulsione), e dove addirittura
Carlo diventa donna.
Nella messa in scena i cori danno un segno a tutta l'impostazione attoriale,
sempre in bilico tra dentro e fuori, sacralità ed ironia.
UOMO
[…]
la tragedia non esclude il ridicolo.
Apparentato
a Petrolio e a Divina Mimesis, Orgia conclude la mia trilogia
su Dioniso (insieme a Baccanti e a Nietzsche: la danza sull'abisso),
un'ideale trilogia sull'identità, sul corpo, e sulla discesa agli inferi.
Orgia
è quindi un viaggio di iniziazione, una soglia.
Bisogna tentare di restituire il mistero della forza vitale di quel
magma poetico, tentare di comunicare ai nostri spettatori/complici quegli
incandescenti frammenti di verità e quell'unico flusso a cui viene,
di volta in volta, attribuito un genere (maschile o femminile). Nelle
varie stesure c'è infatti spesso una oscillazione delle battute da UOMO
a DONNA.
Il
corpo deve essere in gioco non solo nell'essere nominato ed evocato
nelle parole del testo (e nel febbrile e intenso lavorio di revisione
di Pasolini intravisto nei sui dattiloscritti, l'azione della scrittura)
ma quelle parole devono farsi corpo, attraverso una lettura a strati,
che pur nella complessità, nello sfasamento dei registri, ambisce alla
limpidezza e si nutre di un immaginario pittorico legato allo stile
cinematografico pasoliniano, ad artisti amati dall'autore come Francis
Bacon e Giotto e a altri maestri quali Beato Angelico, Fuseli e Lucien
Freud.
Valter
Malosti

Foto di Tilde De
Tullio
Per
una critica genetica, un nuovo testo per Orgia
Il
testo di Orgia, contrariamente a Calderon (edito nel 1973),
non fu mai pubblicato in vita da Pasolini ; è un testo postumo. Anche
dopo la messinscena dell'autore nel 1968, a Torino, quei fogli avrebbero
potuto, un giorno, divenire " altro " ?
Pasolini
dichiara, in più di un'intervista, di considerare il corpus dei testi
teatrali, la cui prima redazione risale al 1966, un corpus non ancora
concluso, un'opera aperta, forse volutamente in fieri come gli
Appunti di Petrolio.
Probabilmente Pasolini rivide, a più riprese e fino al giorno della
sua morte, la stesura dei suoi testi teatrali.
Il metodo di indagine scientifica che prevede la ricostruzione del percorso
creativo dell'autore ovvero lo studio della genesi dell'opera d'arte,
appare, percio', nel caso di Pasolini, ancora più necessario e imprescindibile.
Sin
dalla prima visione dei fogli di Orgia mi ha emozionato scoprire
la presenza di un primo episodio inedito e di alcuni significativi interventi
corali. Pasolini dà voce a ben due Cori. Coro I e Coro II dialogano
tra loro e fanno capolino tra gli episodi sostituendo il prologo e l'epilogo
della versione pubblicata del testo drammatico.
Come in Calderon (Rosaura compare diversa ma unica nei suoi tre
risvegli), i tre personaggi di Orgia, l'Uomo, la Donna e la Ragazza
possono essere considerati un'unica entità proteiforme, gli arti di
un unico corpo, le estensioni di un unico pensiero poetico. " Forse
le tre persone rappresentate / sono una persona sola ".
Pasolini
mette in scena la disperata ricerca d'identità dell'uomo contemporaneo
che si traduce nell'esperienza del limite e della morte dei personaggi
che abitano la pièce. I personaggi di Orgia sono scomposti e
decomposti, frammentati, alla deriva, barricati nel cerchio rituale
di una profonda solitudine interiore e costretti ad usare il linguaggio
della carne come " un enigma " che si esprime. "Qual è, dunque, la nostra
realtà ? -recita l'Uomo- non è quella che abbiamo espresso, con le nostre
parole / ma è quella che abbiamo espresso, / attraverso noi stessi,
usando i nostri corpi / come figure ! ".
CORO
I
"Giorni tesi e tristi di primavera,
che chi è uomo odia e adora,
e vorrebbe partire, essere altrove,
degradarsi, urlare, morire ;
e invece tenta di vivere, come ogni altro"
Pasolini
rinuncia a delineare dei personaggi a tutto tondo, non presta attenzione
all'evoluzione psicologica del personaggio teatrale. I tre personaggi
di Orgia ricompongono una triade rituale, una trimurti, una trinità
che consente anche una lettura del testo in chiave antropologica.
" Il teatro è un rito " e come tale riflette un antica " nostalgia per
il sacro " di cui Pasolini sottolinea l'urgenza in un'intervista coeva
a Jean Duflot. " E' l'ora sacra " -recita il Coro II- in cui il " bonzo
"-Uomo è pronto per il sacrificio.
I
Cori assolvono una funzione metateatrale, commentano l'azione scenica
come nella tragedia greca e si rivolgono direttamente al pubblico interrogandolo,
chiamandolo in causa nello specchio critico della rappresentazione.
La presenza dei cori costituisce l'ossatura del " rito culturale ",
del rapporto critico tra attori e spettatori che Pasolini auspicava,
perché il pubblico deve essere, alternativamente, adulato e schernito,
provocato e sedotto.
"
Se disapprovate la rappresentazione di questa vita,
alzatevi, protestate e ridete :
oppure, se siete ben educati, disapprovate tacendo.
Magari con l'ironia
con cui il borghese
allontana da sé le cose umili e tremende che l'offendono ".
Orgia
solleva la questione dello stile drammatico di Pasolini, uno stile stratificato,
sfaccettato che mescola le tecniche del montaggio cinematografico (e
l'idea della morte come fulmineo montaggio degli eventi significativi
della vita) ad un linguaggio che si rivolge continuamente al " tu "
dello spettatore testimone. E' un teatro a " canone sospeso ", che non
offre risposte definitive ma interroga, sans cesse, e si ferma,
stupito, di fronte al mistero dell'esistenza.
Irina
Possamai

Foto di Tilde De
Tullio
NIETZSCHE.
BACCANTI. ORGIA.
La trilogia di Dioniso
RASSEGNA
STAMPA
PASOLINI
IN SCENA DENUNCIA LE NOSTRE IPOCRISIE
L'apertura del festival milanese Oltre90, è stata degna del suo eccellente
programma, con due spettacoli molto attesi : Under construction del
gruppo svizzero di teatro-danza di Gilles Jobin e, soprattutto, Orgia
di Pier Paolo Pasolini nella versione, arricchita da alcuni testi inediti
del grande scrittore, presentata dalla compagnia Teatro di Dioniso,
ossia Valter Malosti e Michela Cescon. Orgia è un grande spettacolo.
Chiunque desideri sapere cosa significa rappresentare un testo deve
vederlo. Rappresentare un testo a teatro vuol dire farlo agire, permettergli
di fare del male, perché il teatro deve fare del male, se no non è teatro.
Ma per fare questo bisogna conoscere il teatro. Anche la scelta dei
testi (Orgia fa parte di una trilogia che comprende Baccanti
e Nietzsche : la danza sull'abisso) ci parla delle idee di
chi la fa, e Malosti, il regista, ha le idee molto chiare. La scelta
di Pasolini, con tutta la fuffa pasoliniana che c'invade tramite un'orda
di piccoli letterati, era poi doppiamente ardua.
Orgia racconta una particolare discesa agli inferi : la nostra.
Quella di noi, borghesi, figli della società che ha saputo cancellare,
cementificare il mondo che aveva ereditato, un mondo in cui Eschilo,
Manzoni e l'ultimo dei contadini condividevano un universo non detto
di sapere e di sentire : un sentimento delle cose. Quel sentimento che
faceva sì che un uomo - fosse un umile o un potente, non importa - vivesse
la propria vita e la riconoscesse come propria. Ma la nuova civiltà
borghese è tutta finta. Finti sentimenti, finta vita. E poco tempo,
fretta, tanti impegni : per dimenticare che stiamo vivendo una vita
non nostra. Nella foresta di uomini dalla doppia vita, che soffoca la
letteratura e il cinema di questi anni, Pasolini ci ha offerto - unico
tra tutti - le ragioni di tanta schizofrenia.
Anche i protagonisti di Orgia vivono la doppia vita di tutti
noi : bravi lavoratori, bravi genitori di giorno e protagonisti, di
notte, di un teatro di morte fatto di violenza sadomaso spinta fino
all'assassinio. Perché ? Perché è rimasta solo la notte per ripetere,
nei giochi di sesso, il rito della morte e della resurrezione che ha
governato la vita umana, dice Pasolini, fin da prima di Cristo. Scendiamo,
dunque, agli inferi per andare a riprenderci il Cristo che abbiamo perduto.
Pasolini dice queste cose non solo con la forza dell'analisi ma anche
e soprattutto inscenando se stesso, il proprio corpo. Nell'interpretare
la parte dell'uomo, Malosti ha impersonato il grande scrittore, imitando
la sua parlata, il suo modo inconfondibile (pacato e amaro) di porgere
parole e concetti.
Bisogna avere almeno quarant'anni, oppure una vita bruciata molto in
fretta, quando cioè le spinte ad andarcene da noi stessi diventano forti,
per cominciare a capire questa summa pasoliniana. Se la chiave per entrare
nello scandalo, fino a restarne offesi, viene dall'intelligenza di Malosti
- che sfida, a questo scopo, non solo il fastidio della propria nudità,
ma anche il ridicolo del travestimento - , è poi Michela Cescon a dare
voce poetica al dramma con un'interpretazione che è una nuova tacca
sul suo fucile di altissima precisione. Cescon non è piu' una " nuova
attrice " (come scrive sempre lei, con simpatica vanità), ma una delle
pochissime grandi attrici di questo paese : ha potenza, temperamento
e, soprattutto, non ha paura di sbagliare, non calcola mai. Al duo Malosti-Cescon
si aggiunge, qui, la bravissima Claudia Coli.
Uno spettacolo, insomma, che ci fa incontrare di nuovo, violentemente,
il pensiero di uno scrittore che è stato una benedizione per questo
paese. Vero teatro, dunque. Cosa rara. Da non perdere.
Luca Doninelli, Avvenire, 27 settembre 2002
QUEST'ORGIA
E' UNA DOLOROSA PASSIONE LAICA : MALOSTI FA RIVIVERE PASOLINI
Scandalo della parola o scandalo del corpo ? Va in scena, nell'ambito
del Festival " Oltre90 ", una ficcante edizione di " Orgia " di Pier
Paolo Pasolini firmata da Valter Malosti, fra i piu' sensibili e intelligenti
registi della generazione fra i trenta e quaranta anni, e subito balza
in primo piano quello che, da sempre, è stato lo " scandalo " del teatro
di PPP : la radicalità. Radicalità estrema, naturalmente, sia nei temi
che nelle situazioni che nei modi richiesti per rappresentarla, perché
forse - come del resto sosteneva Testori che al mondo di Pasolini è
stato piu' legato di quanto non si creda - non c'è scandalo maggiore
che quello di puntare tutto sulla parola : che significa voler tornare
alle radici stesse della sacralità del teatro. Tutto questo lo si ritrova
in " Orgia ", tragedia scritta fra il 1965 e il 1966 e poi ripresa in
mano piu' volte dall'autore (che peraltro la rappresentò per primo)
come del resto è successo a tutto il suo teatro. Una via crucis che
ha le stigmate dell'assolutezza e che - pur nella ferocia della vicenda
che indaga nei rapporti sadomasochistici fra un uomo e una donna e che
trasforma lei in una matricida e in una suicida e lui in uno stupratore
di ragazze, suicida a sua volta - , è ben altro che una storia di sia
pur efferata trasgressione : semmai è una metafora della società, dei
rapporti violenti, anche sessuali, che la condizionano. Di piu' : è
un testo " politico " proprio sulla violenza del potere dell'uomo sulla
donna, della donna sui figli, degli individui sul singolo proprio come
in quel film testamento che è " Salò-Sade ". Lo si capisce anche dagli
inserti di inediti pasoliniani che qui sono stati operati e che sottolineano,
attraverso dei cori, proprio quel legame che unisce strettamente il
singolo alla collettività.
L'inquietante spettacolo che Valter Malosti ha saputo mettere in scena
per il suo Teatro di Dioniso, attivo ormai da qualche anno a Torino
e a Ivrea, riprende e dilata - se possibile - lo scandalo insito nel
teatro pasoliniano, trasformando la sua parola in carne, corpo nudo,
violenza non solo verbale : una messainscena spiazzante che colpisce
emozionalmente allo stomaco lo spettatore, posto suo malgrado di fronte
a temi che non permettono fughe, che inchiodano alla responsabilità
del proprio punto di vista, che richiedono una scelta. Impudicamente,
dunque, Valter Malosti, che recita anche nel ruolo dell'Uomo e le sue
due attrici, la straordinaria Michela Cescon e la brava Claudia Coli,
rappresentano di fronte a noi, con l'aiuto di pochi segni teatrali (un
tavolo, un letto, qualche sedia, una tenda-sipario di velluto, un grande
lampadario che scende come una metaforica corona di spine sulle teste
delle vittime, il travestimento e la nudità come emblemi della teatralità
) una vera e propria " passione " laica che ha per fine la morte, sempre
atroce, sempre cercata e sempre, pur nel suo essere blasfema, assurdamente
sacra. E ci parla ancora, anche se, magari non vorremmo, al di là dello
splendore della lingua, con la profondità del suo pensiero. Facendo
giustizia della falsa credenza dell'irrapresentabilità del teatro di
Pasolini.
Maria Grazia Gregori, L'Unità, 4 ottobre 2002
L'ORGIA
CRUDELE DI PASOLINI
E' un mondo di morte pervaso da violenza e disperazione, è uno scavo
aspro e dolente nella coscienza, nell'anima di un uomo e di una donna
che precipita lo spettatore in uno stato d'angoscia. E' " Orgia " di
pier Paolo Pasolini, scritta tra il 1965 e il 1966 e pubblicata postuma,
che il regista Valter Malosti fa rivivere in un clima di scandalosa
verità, dando corpo e sangue alle parole, al magma poetico che la pervade
e la sconvolge. Le povere emozioni sadomasochistiche di due coniugi
piccolo-borghesi che culminano nel suicidio della donna assassina dei
figli, le violenze del marito su una innocente prostituta, il suo estremo
delirio feticistico - incontro scontro con il femminile che lo condurrà
ad una presa di coscienza esistenziale e al suicidio - diventano metafora
inesorabile di una società amorale e consumistica che tritura e annulla
ogni valore. E in questo viaggio nella coscienza di un uomo e di una
donna, che è un viaggio nella coscienza di tutti, al nudo dei corpi
corrisponde il nudo dell'anima agitata da pulsioni oscure e violente,
sensuali e torbide. Pochi oggetti di scena, una grande corona di spine
divenute coltelli in una quotidianità feroce, una croce, un letto per
una via Crucis tutta umana che il regista conduce con rigore, bella
tensione e inventiva. Ottima la prova di tutti gli interpreti, lo stesso
Malosti dolente e crudele portatore di morte e verità, la brava Michela
Cescon, intrappolata nel ruolo claustrofobico, senza speranza e terrifico
di sposa-amante-schiava, la giovane Claudia Coli dalla disarmante innocenza.
Uno spettacolo crudo e senza cedimenti, pasolinianamente antiborghese.
Magda Poli, Corriere della Sera, 29 settembre 2002
L'EROS
COME SCENA DEL POTERE
«Orgia» di
Pasolini, al teatro Dioniso di Torino per la regia di Malosti
Per andare
a rappresentare Orgia di Pier Paolo Pasolini, Valter Malosti non solo
si è documentato a fondo, ma scavando nella montagna degli inediti e
degli autografi del poeta, ha trovato dei brani mai rappresentati dello
stesso testo, relativi ai «cori» poi spariti nella stesura pubblicata.
Nella sua messinscena, realizzata con il suo Teatro di Dioniso, Malosti
(che come attore era già stato protagonista del Porcile di Tiezzi) cerca
proprio con quei cori (e con altre piccole citazioni) di esplicitare
la socialità politica di quel testo, che nel conciso corpus del teatro
pasoliniano ha avuto versioni illustri (da quella dell'autore nel `68
a quella di Massimo Castri qualche anno fa), che ora attendono di essere
rilanciate.
Il testo di Orgia è scarno e violento, quasi una guerra totale ambientata
nel luogo fortemente simbolico di una camera da letto: un marito, una
moglie, una puttana ragazzina. I loro rapporti sono conflittuali, anzi
cannibaleschi, segnati da un odore di morte che esala dall'inizio ma
poi prende corpo come fosse il vero deus ex machina di quella tragedia
senza dramma. L'eros è il territorio dove il potere combatte, l'uomo
sulla donna, la donna sui figli, fino all'autolesionismo del maschio
che consumata l'uccisione della moglie e una volta progettata la brutale
sottomissione della ragazzina, si appende con una cintura al collo indossando
abiti femminili.
Oggi è forse minore lo scandalo sociale per quel testo rispetto al momento
della scrittura, ma non è diminuita di un centimetro la ferita di quei
problemi dentro ognuno di noi e nel tessuto civile della società. Malosti,
anche in veste (o senza) di protagonista maschile, ci restituisce intatta
quella visione provocatoria, insieme alle due attrici straordinarie
che lo accompagnano a questa «orgia» di parole e pensieri. Michela Cescon
è la moglie, sacerdotessa e padrona dolente di quel rito dionisiaco
pronta a disorientarci ogni tanto col suo sguardo da bambina; Claudia
Coli è la ragazza che caricata da Pasolini di tutte le povertà del mondo,
mostra una esperienza al dolore insuperabile se non dal proprio candore.
Con loro, in quella stanza che un letto, pochi arredi e un sipario rosso
bastano a trasformare in saturo mondo borghese, con una scansione musicale
discreta e significativa di Carlo Boccadoro, questa tragedia di parole
riesce a riaprire capitoli che ognuno chiude in sé gelosamente. Come
in un confessionale civile, scorrono le colpe e le incapacità di ognuno
ad un rapporto vero, incapacità che si schermano dietro convenzioni
sociali e private immaturità. Qui il libro si riapre, ed è una buona
occasione per ricominciare a leggere il teatro di Pasolini (con i suoi
sempre sospettati ma mai così evidenti nessi con quello di Testori),
come una esigenza ormai indilazionabile.
Gianfranco Capitta, IL Manifesto, 4 dicembre 2002
SANGUINOSO
RITO DI PAROLE
Testo emblematico di quel vagheggiato " nuovo teatro " di cui lo scrittore
aveva appena vergato il manifesto, spietato rito verbale a metà tra
un algido intellettualismo e una sferzante vena didascalica, Orgia di
Pasolini è incentrato sugli oscuri rapporti di tre anonimi personaggi
: una coppia che attraverso sanguinosi cerimoniali sadomasochisti persegue
una disperata ricerca di sé e della propria identità perduta nel conformismo
della società borghese, nonché una cupa e contorta nostalgia di Dio,
e una ragazza che col suo ruolo di Coro e vittima inconsapevole ne incarna
una sorta di disarmato contraccanto dialettico. Qualche anno fa Massimo
Castri lo aveva allestito come una sorta di inquietante fiaba psicanalitica.
Il Teatro di Dioniso dei bravi Valter Malosti e Michela Cescon - qui
affiancati da un'intensa Claudia Coli - lo ripropone invece ora a Milano,
ad apertura del festival " Oltre90 ", in una messinscena scarna, appena
improntata ad atmosfere sottilmente allucinate, attenta soprattutto
alle dinamiche del copione, cui vengono restituiti brani inediti ricavati
dal corpus dei manoscritti pasoliniani. Queste aggiunte non spostano
di molto la natura del testo, in cui l'impianto trattatistico e una
certa enfasi declamatoria finiscono persino con l'imporsi sulla carnalità
di quei corpi sollecitati fino all'autodistruzione, sulle fantasie onanistiche,
sull'ombra della morte incombente e celebrata nell'infanticidio e nel
suicidio del protagonista. Ma aiutano a inquadrare meglio questa febbrile
incapacità di esistere se non negli eccessi del sesso e della violenza,
calandola nel contesto antropologico di un tormentato passaggio dal
mondo contadino alla civiltà industriale. Orgia resta una costruzione
ardua, ostica, scostante : ma non si può non avvertire, in quegli accostamenti
tra le sagome dei pioppi che scandiscono le pianure e l'invadenza delle
ciminiere, la nota di una commozione vera. E non si può non cogliere
il coraggio di questo tentativo di catturare in una tragedia moderna
- perché di tragedia si tratta - le trasformazioni sociali di un' Italia
già assorbita dalla televisione.
Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore, 29 settembre 2002
"Sono
passati 34 anni da quando proprio a Torino Pier Paolo Pasolini presentò
un allestimento del suo dramma Orgia. Un tempo che non ha attenuato
la forza polemica antiborghese di quel testo. Lo si è pensato assistendo
ad una nuova messa in scena di Orgia che Valter Malosti propone in questi
giorni al Teatro Gobetti di Torino, con lui Michela Cescon e Claudia
Coli. Una rilettura registica profondamente rispettosa, ma che non evita
quello sporcarsi le mani certo pasoliniano. Il sadomasochismo coniugale,
la violenza di un rapporto mercenario esaltano ancora ben oltre la meschinità
borghese, la disperazione individuale, che è perdita di prospettive
trascendenti, che è desiderio di morte, che è sofferenza infantile del
corpo. Una tragedia antica e moderna di un'Italia contadina che diviene
borghese, resa dolorosamente credibile dal raffinato mestiere degli
interpreti, incorniciati da sfondi rituali, "baconiani". In questa Orgia
del Teatro di Dioniso vi è anche un limpido intermezzo di testi mai
rappresentati di Pasolini. Spettacolo di grande maturità, degno di molte
ribalte, anche internazionali. Sono di Carlo Boccadoro le belle musiche."
Sergio Ariotti, Tg 3, 20 novembre 2002
UN "ORGIA"
DI PAROLE POLEMICHE E SENSUALI
L'opera teatrale di Pier Paolo Pasolini riproposta da
Valter Malosti, con alcune pagine inedite.
Teatro Gobetti, 1968. Pier Paolo Pasolini mette in scena la
sua prima opera teatrale, "Orgia", sollevando provocazione
ideologica e scandalo sessuale. Teatro Gobetti, 2002. Valter Malosti
mette in scena la stessa "tragedia borghese". E poichè
il tempo non passa invano, "Orgia" non saprebbe piu' come
far scandalo. Però conserva la sua forza provocatoria. Questa,
fino ad oggi, non è riuscito a togliergliela nessuno, poichè
nessuno (forse soltanto Testori) ha avuto il coraggio di considerare
il teatro un fatto esclusivamente di parola, nessuno ha osato riportarlo
alle origini classiche, quando non era prevista la rappresentazione
di un avvenimento, ma il suo racconto. E in effetti "Orgia"
è poverissima d'azione. La sua "fabula" si riduce alla
scheletrica cronaca delle emozioni sadomasochistiche di due coniugi
borghesi nel tepore di una Pasqua padana, racconta il suicidio della
moglie-schiava, indugia sulle devastazioni che l'uomo infligge a una
prostituta di passaggio, e si conclude con il suicidio dell'uomo, che
però, prima di togliersi la vita, indossa abiti femminili non
per rivelare un'ulteriore perversione del proprio essere, ma per chiudere
una specie di cerchio, per dirci cher lui, la moglie e la prostituta
possono essere considerati la stessa persona. Nudità e eros sadomaso...Ma
non è qui il nocciolo di "Orgia". Il ganglio vitale
sta nella parola torrentizia, dura e lirica, polemica e sensuale. E'
in questa specie di vertigine sonora e concettuale la materia vera del
copione, che Malosti utilizza con grande rispetto, intrecciandola con
alcune pagine che Pasolini non aveva utilizzato. Si tratta di una scena
iniziale e degli interventi del coro (...) Lo spettacolo è di
magnifica tensione drammatica, corre sul binario della critica etica
e sociale (ciò che in effetti è "Orgia") senza
sbandamenti, senza bellurie scenografiche, sostenuto dalla convinta
interpretazione di Malosti, della sempre brava Michela Cescon e della
fresca e un pò rabbrividente Claudia Coli. Molti Applausi.
Osvaldo Guerrieri,
La Stampa, 21 novembre 2002

Foto di Tilde De
Tullio
Foto di Tilde De
Tullio
Foto di Tilde De
Tullio