teatro di dioniso




ELLA

di HERBERT ACHTERNBUSCH

traduzione di Luisa Gazzerro Righi

con

VALTER MALOSTI

ELLA/JOSEF

regia RICHI FERRERO

 

Spettacolo eccezionale, con undici anni di vita eseguito in tre lingue italiano, francese e inglese per un numero circa di 170 repliche.

Menzione speciale al Fringe Arts Festival 1992 di Melbourne come miglior performer a Valter Malosti

 


foto di Giorgio Sottile

 

L'OPERA

ELLA è la rielaborazione di un capitolo del romanzo Verrà il giorno 1973 di H.A. riscritto nel 1978 su commissione di Klaus Peymann, direttore dello Staatheater di Stoccarda. Ella prende spunto da un modello vivo, la zia omonima, di cui Achternbusch è stato, e forse è ancora, tutore.

Nel suo accidentato viaggio verso il silenzio Ella, rimbecillita dalle botte e dalle brutture cui è stata sottoposta fin da piccola, ha progressivamente perso la capacità di esprimersi ma è assolutamente ferrea nel riferire i simboli delle varie gerarchie che la oppresse: li padre, il medico, lo psichiatra ecc.

Prende così avvio quest’oceano di parole, che registra in moduli scompaginati i ricordi di una memoria sgangherata la quale affastella, scompone, recupera episodi in un’assoluta sconnessione cronologica. Quella penuria di verbi, quella penosa ricerca del vocabolo adeguato che non arriva, le scarse tracce di un costrutto sintattico, fanno pre­sumere frasi che, depauperate della propria identità, si accavallano una sull'altra, frantuma­te In un coacervo inestricabile.

Sulla scena Josef il figlio, impersona la madre Ella; racconta della propria esistenza, solo/a, fin quando In ultimo Il caffè al cianuro da lui/lei preparato ne stroncherà la scia­gurata esistenza.

 

NOTE DI REGIA

A luce piena l'attore, cui è richiesta non l’interpretazione, ma la più assoluta immedesimazione parlerà di sé, della sua vita fino alla morte.

Cinquantacinque minuti scanditi solo dalla rovinosa caduta di legni sul palco intesi come colpi, botte, frastuono di un’anima instabile.

“Io sono un extraterrestre. Continuo a non essere in questo mondo. Sono in cammino. E ho paura di atterrare. Nel camion del latte. Nella centrale di un partito.In una stazione di polizia. Alla catena di montaggio. Davanti alle domande di un giornalista. Davanti al menu di un ristorante della catena Wienerwald. In una massa di gente senza sapere cosa affascina tutta questa gente - senza sapere cosa potrei dire per sentirmi all’unisono con loro. Essere atterrato, in questo momento qualsiasi su un albero, come una foglia, non è stato assolutamente sgradevole. In tal modo si vola vicini alla terra con indicibile forza.”

Herbert Achternbusch

 

L’AUTORE

Herbert Achternbusch nasce nel 1938 a Monaco, trascorre però l’infanzia nella foresta bavarese. Inizia l’attività artistica come pittore. Pubblica le prime opere in prosa nel 1965 e alcune In poesia nel 1966. Alla prevalente narrativa egli affianca, a partire dal 1978, anche un'intensa attività di autore drammatico. Nel 1974 esordisce come cineasta nelle vesti di sceneggiatore, regista, attore e produt­tore dei suoi film. A tutt'oggi ne ha girati una ventina, col ritmo di un film l’anno. E' autore della sceneggiatura di Cuore di vetro di Werner Herzog. Contestatore, avver­sario irriducibile del livellamento consumistico tedesco e del partito di Franz Josef Strauss, come drammaturgo è vici­no a quel teatro di lingua  tedesca, iperrealista, attaccato ad ambienti contadini e suburbani che ha fra i suoi  autori Franz Xaver Kroetz, Martin Sperr, Rainer Werner Fassbinder.

Achternbusch, anarchico ribelle dotato di una sorta di furia creativa, renitente ad ogni sistematicità nell'urlare la pro­pria rabbia alla società in cui opera, riesce a trasfigurare la sua mancata  riconciliazione in seducenti testi nei quali la crudezza realistica e la polemica corrosiva trascolorano in evanescenze poetiche o in fantasie surrealistiche.

Estroso, penetrante, sfuggente a qualsiasi collocazione sti­listica Achternbusch drammaturgo emerge come una delle per­sonalità  più vitali nel  panorama dell'attuale letteratura tedesca.

Ho interpretato Ella di Achternbusch nel 1989 e quel lavo­ro ha segnato profondamente il mio modo di concepire il tea­tro, mi ha definitivamente persuaso che il lavoro dell'atto­re è il cuore ed il mistero dell'arte teatrale. Il corpo dell'attore quale luogo in cui e da cui tutto prende forma e informa, appunto, tutta  la  complessità di  energie  che danno vita al teatro. Una forza viva, vitale che muta ad ogni istante ed ha, per questo, necessità di una base solidissima nella struttura e nell'attenzione al singolo istante del lavoro di scena. Attraverso questa esperienza fatta sul mio corpo d'attore è iniziata una ricerca sul senso del teatro che ho tentato di portare avanti nei miei lavori come regista e non abbandonare quando a mia volta sono  stato diretto.

Valter Malosti

 

ESTRATTO DALLA RASSEGNA STAMPA

Il lavoro di Malosti cattura ed è altamente compiuto.
La sua voce si estende nell'arco d'una vasta estensione dinamica ed emozionale, il suo corpo trema costantemente, strofina un piede contro l'altro, come un bimbo nervoso. Stringe i bordi di ciò di cui dovrebbe essere vestito.
Per un’ora è la vittima che il testo evoca. Esibisce un grande controllo fisico e vocale.
Questo è uno stile di teatro che non abbiamo avuto troppo spesso occasione di vedere in Australia. Fatevi questo regalo.

9/9/1992 James Griffin, THE MELBOURNE TIMES

 

Lo spettacolo è memorabile per la performance piena di grande energia sostenuta splendidamente dall'attore italiano ospite Valter Malosti.
...come teatro è forte e senza compromessi, come performance è interessantissima.

11/9/1992 Leonard Radic,  THE AGE

Malosti offre una performance incredibilmente potente ed intensa come Josef che impersona la madre (Ella)... Estremamente difficile, ma squisitamente, teatro.

16/9/1992 Fiona Scott-Norman, IN PRESS

Ella è uno spettacolo forte e duro, che non lascia tregua allo spettatore, lo costringe in un mondo terribilmente elementare e claustrofobico, senza lasciargli speranza di fuga o identità possibile: il solo modo di accettarlo è la rabbia e la vergogna.

14/6/89 Ugo Volli, LA REPUBBLICA

 

La performance di Malosti in Ella è piena di sottili colori, una attenta e sorvegliata orchestrazione di voce e corpo che ci colpisce come una serie di shocks.

11/9/92 Helen Thompson, THE AUSTRALIAN

Gli unici interventi sonori e scenografici sono costituiti da improvvise cadute di assi, tavole, cantinelle, cui è delegata la funzione simbolica di trasmettere in qualche modo i momenti più agghiaccianti della tormentata esistenza di Josef/Ella...Coinvolta in una sorta di collettivo psicodramma concluso con una fatale dose di cianuro, la scossa e impietrita platea del Verdi non ha nemmeno capito che lo spettacolo era finito quando il protagonista s'era   finalmente seduto: e per una decina di minuti ha continuato a guardare dubbiosa l'immobile Malosti, prima di finalmente sciogliere l'incubo in un prolungato, reattivo applauso.

16/2/1990 Gastone Geron, IL GIORNALE

 

Malosti si cala con rigore nel difficilissimo ruolo, persuadendoci anche con l'emozionata ed emozionante partecipazione.

17/2/1990 Ugo Ronfani, IL GIORNO

 

Una grossa prova d'attore, tesa, iperrealistica e insieme struggentemente umana.

18/4/1991 Franco De Ciuceis, IL MATTINO

 

Valter Malosti si cala con straordinaria partecipazione nel suo difficile personaggio offrendo una prova di rara intensità e valorizzando appieno il bellissimo testo di Achternbusch.

19/2/1990  Magda Poli, CORRIERE DELLA SERA

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