Fondazione
del Teatro Stabile di Torino / Teatro di Dioniso
con il sostegno del Sistema Teatro Torino
presentano
DISCO PIGS
di Enda Walsh
uno
spettacolo di Valter Malosti coreografie di Michela Lucenti

in
scena Michela Lucenti e Valter Malosti
con Emanuele Braga, Yuri Ferrero, Emanuela Serra
scene
Paolo Baroni
luci Francesco Dell'Elba
costumi Patrizia Tirino
maschere Stefano Perocco di Meduna
suono G.U.P. (Giuseppe Alcaro)
traduzione, adattamento, scelte musicali VM
musiche Allun, Aphex Twin, Craig Armstrong, Asian Dub Foundation, Mario
Battaini, Mark Bingham, David Bowie, Bjork, Leigh Carline, Frank Churchill,
Cory, John D'Andrea, Depeche Mode, Brian Eno, Fatboy Slim, Robert Fripp,
Philip Glass, Michael Gordon, Hanna-Barbera, Peter Heidrich, Hell, Joe
Henry, Kremerata Baltica, Jim Lerios Jamieson, Leftfield, György
Ligeti, Matmos, Jesse Mccartney, Natalie Merchant, Jeff Mills, Me'shell
Ndegéocello, Nearly God, Larry Morey, Nine Inch Nails, Nocturnal
Emission, Prodigy, Redi-Bruno, Trent Reznor, Carl Stalling, Ringo Starr,
Michael Stipe, Karlheinz Stockhausen, The Roches, Veljo Tormis, Tricky,
Ned Washington, Hector Zazou
tecnico
di palco Matteo Lainati
collaborazione alla creazione Balletto Civile (Emanuele Braga, Maurizio
Camilli, Alice Conti, Yuri Ferrero, Emanuela Serra)
Immagine locandina Botto & Bruno
foto di scena Tommaso Le Pera
Organizzazione e produzione esecutiva Teatro di Dioniso (Paolo Ambrosino,
Federico Alossa, Elisa Bottero)
Ufficio Stampa Lucia Angelici
supporti tecnici Colas
il
testo della Canzone della morte è di Leo De Berardinis cui lo
spettacolo è dedicato
Teatro
di Dioniso è finanziato da
Regione Piemonte, Città di Torino, Ministero per i Beni e le
Attività Culturali

Foto
di Tommaso Le Pera
Il
testo
Disco Pigs, è un testo travolgente e visionario, divertente e
intenso, con una scrittura pirotecnica e sfrontata.
I due giovanissimi protagonisti (Pig e Runt cioè Porcello e Porcella)
attraversano la loro Porka città come due novelli Bonnie &
Clyde, in un viaggio allucinato, quasi a ripercorrere dalla nascita
al loro diciassettesimo compleanno tutta la loro breve esistenza: Porcello
e Porcella sono infatti nati lo stesso giorno, cresciuti insieme, usano
lo stesso linguaggio (da loro inventato), hanno la stessa visione del
mondo, adorano la disco, fanno all'amore con furia, corrono, bevono,
picchiano, si emozionano alla vista del mare.
E il loro diciassettesimo compleanno diventerà il giorno decisivo
della loro vita.
Questo piccolo dramma potrebbe sembrare superficialmente una comune
storia di emarginazione, scritto con una lingua aspra ma ha invece la
capacità di trasfigurare la realtà quotidiana in fibrillante
tessitura visionaria, possiede una profonda poesia, e contiene una tenerezza
irrealizzabile, straziante.
Una potente e inusuale storia d'amore.

Foto
di Tommaso Le Pera
Lo spettacolo
Porcello e Porcella indosseranno delle maschere. Li immagino come due
Arlecchini incattiviti, o due Cartoon acidi. Danzeranno. Agiranno su
un palchetto che ricorderà quello della "Commedia".
Ci spaventeranno e ci faranno ridere.
Disco Pigs come commedia dell'arte rivisitata, cioè ripassata
nel doppio filtro della drammaturgia e della danza contemporanea. Una
"disco opera".
Questo lavoro rappresenta l'inizio di una ricerca che affronto, attraverso
un percorso di prove/laboratorio con una straordinaria danzatrice e
coreografa: Michela Lucenti (che ha coinvolto nel progetto una parte
rilevante del suo ensemble di danzatori del Balletto Civile che hanno
contribuito alla creazione dello spettacolo).
Ed è anche il proseguimento di una ricerca comune con tutto il
gruppo di lavoro di Giulietta, con cui ci proponiamo di procedere nella
stessa direzione visionaria di quell'opera così fortunata, frutto
di un processo creativo ormai irrinunciabile: la presenza di tutti coloro
che contribuiscono allo spettacolo dal primo all'ultimo giorno di prove.
Ho sempre visto in questo testo (cinquecento anni fa si sarebbe chiamato
un canovaccio?) un potente vettore di energia per gli attori a patto
di divorarlo e risputarlo fuori con un lavoro fisico e vocale capillare
e intenso per rendere il racconto, l'emozione del racconto e il suo
grottesco incedere. Due flussi ininterrotti, organici, che immagino
srotolati come strisce di un fumetto estremo attraverso il pulsare e
la forza vitale della musica, un paesaggio sonoro, ma anche luminoso,
in continua trasformazione e che dovrà restituirci il paesaggio
interiore dei due ragazzi abitato da presenze e visioni, e soprattutto
il pulsare della vita che batte senza mezze misure dentro quei corpi
che ci saranno offerti in una danza barbara senza fine.

Foto
di Tommaso Le Pera
L'autore
Enda Walsh nato nel 1967, è uno degli autori teatrali irlandesi
più conosciuto e controverso, dalla scrittura sospinta da un
sontuoso flusso verbale che salda i ponti tra i relitti di Beckett e
i furibondi ossessi elisabettiani mostrando il Dna delle parole in aspra
colluttazione fra loro e con il mondo. Talento precocissimo, Walsh è
il drammaturgo residente della compagnia Corcadorca di Cork, sua città
natale, per la quale ha scritto numerosi testi, incluso Disco Pigs,
che ha vinto i premi Stewart Parker e George Devine Awards nel 1997.
Disco Pigs è stato messo in scena in tutto il mondo, ed è
anche diventato un film diretto da Kirsten Sheridan nel 2001. Tra gli
altri testi di W. citiamo: Misterman, che ha debuttato a Cork nel 1999
con Walsh stesso come protagonista, e Bedbound, che scosse il festival
di Dublino nel 2000 e successivamente (2001) Edinburgo, in Italia l'interpretazione
della protagonista femminile valse a Michela Cescon nel 2002 il premio
UBU e il premio DUSE come nuova attrice. Tra i testi più recenti
segnaliamo: The New Electric Ballroom, che ha debuttato nel settembre
2004 alla Munich Kammerspiele, e Fraternity messo in scena alla fine
del 2004 alla Zurich Schauspielhaus. Nel gennaio 2005, The Small Things,
ha inaugurato una rassegna a Londra (This Other England) e nell'estate
ha debuttato A Pondlife, scritto appositamente per le celebrazioni della
città di Cork che nel 2005 è Capitale Europea della Cultura.

Foto
di Tommaso Le Pera
RASSEGNA STAMPA
MALOSTI, UNA SFIDA DA APPLAUSI
IL TEATRO SI FA STILE NELL'INCUBO DI "DISCO PIGS"
A guardarsi attorno è già eccezione chi, avendo trovato un suo modo di fare teatro, riesce a trasformarlo in stile. Ognuno è portato a replicare se stesso, e mettersi in gioco è un rischio che difficilmente si vuole (e si può) correre. È più facile difendere strenuamente ciò che si è raggiunto, piuttosto che metterlo in discussione. D'altra parte, almeno nel panorama torinese, le postazioni raggiunte non vengono mai messe in forse, anche se si bucano gli spettacoli o, peggio ancora, si "bluffano".
In questo quadro Valter Malosti rappresenta un'eccezione nell'eccezione. Certo Malosti ha l'intelligenza di sviluppare i propri percorsi di ricerca su più direzioni (dalla drammaturgia dell'oggi al ritmo dell'attore, alle arti visive, all'onirico, alla sintesi dell'astratto...), riuscendo a intrecciarle con guizzi di sapienza alchemica. È per questo che ogni suo nuovo spettacolo stupisce, in quanto differente dal precedente. Il clima visionario del fortunatissimo allestimento di Giulietta di Federico Fellini, non ha nulla a che vedere con l'allucinato incubo sincopato di Disco Pigs di Enda Walsh, l'astro della nuova drammaturgia irlandese.
Su un praticabile, a metà strada tra una pista da discoteca e un palco da commedia dell'arte, la viscerale esistenza di Porcello e Porcella (i due protagonisti che consumano il rito di sé stessi nel giorno del loro diciassettesimo compleanno) prende corpo: un corpo fisiologico e verbale che si raggruma come in un flusso dionisiaco. È corsa estrema, da vittima braccata che sa essere carnefice. È il quotidiano che si metaforizza, che si tuffa nei cartoon, nel fumetto nero, nei casotti grandguignoleschi di Mister Punch.
Al copione di Enda Walsh, Malosti sovrappone una drammaturgia parallela, sonora e luminosa (luci di Francesco Dell'Elba), a cui si aggiungono le coreografie di Michela Lucenti. Ne nasce uno spettacolo di nitidissimo impatto visivo, che trae nerbo dall'interpretazione degli stessi Malosti e Lucenti.
Grandi applausi. Si replica alla Cavallerizza, per la stagione dello Stabile, fino al 22 dicembre.
Alfonso Cipolla, "La Repubblica", 3 dicembre 2005
"DISCO PIGS" DI
ENDA WALSH ALLA CAVALLERIZZA CON I
BRAVISSIMI MALOSTI E LUCENTI
Sesso, alcol e disperazione a Cartoonia. Ma non
c’è niente da ridere. «Disco
Pigs» dell’irlandese Enda Walsh è il
violento ritratto di due diciassettenni -
Porcello e Porcella - che nel giorno del loro compleanno bruciano una
giornata
«esemplare». Sono nati nello stesso giorno e
cresciuti uno accanto all’altra
nel grigio d’una periferia urbana. Si amano. Il loro sogno
è accedere
finalmente nel castello incantato di una discoteca e quando riescono a
entrarvi, un episodio drammatico provoca una frattura profonda nella
loro vita.
I due, che pure credevano di potersi mettere il mondo in tasca, si
scoprono
distanti, infelici, soprattutto soli. E’ di durezza spigolosa
quest’opera di
Walsh. Nel metterla in scena alla Cavallerizza per il Teatro di Dioniso
e per
il Teatro Stabile, Valter Malosti ammorbidisce un poco le tinte,
privilegia il
gioco, pone i due protagonisti su una pedana quadrata, che è
un po’ ring e un
po’ palcoscenico mobile di comici dell’Arte, gli
pone sul viso le maschere di
un porcellino e di una porcellina e li lancia in una rutilante
dimensione da
discoteca. Qui, intrecciando passato e presente, memoria e vita,
Porcello e
Porcella affrontano la loro giornata, consegnandosi alla fine allo
sbigottimento della vita concreta e vera, che prende il posto di quella
vuota,
fantasticata per diciassette anni nelle forme di un gigantesco cartone
animato.
Bellissime luci, colori squillanti, ritmo incalzante. Malosti e la
bravissima
danzatrice Michela Lucenti (che dimostra anche di saper recitare)
affrontano la
loro discesa agli inferi con l’idea di compiere un percorso
obbligato scandito
da una teatralità pulsante, mutevole, martellante. Una
eccellente riuscita, che
il pubblico accoglie con giustificato entusiasmo. Si replica fino al
22.
Osvaldo Guerrieri, "La Stampa", 15 dicembre 2005
DISCO PIGS
La peculiarità dell'autore irlandese Enda Walsh - rispetto ad altri esponenti della nuova drammaturgia britannica - è di attingere a temi relativi alla violenza e alla marginalità sociale, trasponendoli tuttavia in una scrittura immaginosa, piena di invenzioni pirotecniche, capace di conferire risonanze allucinate anche alla materia più dimessamente quotidiana. Era questa la caratteristica dell'altro suo testo proposto quattro anni fa in Italia, il bellissimo Bedbound, e un analogo tratto lo ritroviamo ora in Disco Pigs, la stralunata pièce messa in scena col Teatro di Dioniso e lo Stabile di Torino dallo stesso regista di allora, che è Valter Malosti.
Disco Pigs rappresenta una strana coppia di adolescenti, Porcello e Porcella, nati nello stesso giorno, cresciuti insieme tra sesso e pestaggi, convinti che il mondo sia un enorme parco-giochi di cui sono il re e la regina. Nel giorno del loro diciassettesimo compleanno effettuano la solita scorribanda in città per andare in discoteca a dedicarsi al passatempo prediletto, lei che attrae un poveraccio, lui che si finge geloso e lo malmena. Ma quel giorno il destino è in agguato, perché stavolta tutto avviene sul serio, a lei piace davvero un ragazzo, lui davvero lo ammazza a pugni e calci, e Porcella, finalmente cresciuta, fugge via lasciandolo da solo.
Fra brutalità e tenerezza, il testo racconta un amore che finisce, un distacco, un difficile passaggio all'età adulta. In un suo allestimento visto nel '99 anche a Milano, Thomas Ostermeier ne aveva colto la sostanza realistica: Malosti, invece, evidenzia il clima onirico, surreale, impone ai personaggi grottesche maschere suine e li fa agire su una pedana a metà tra la pista da discoteca e il palco della Commedia dell'Arte. Anche la recitazione ha un che di lividamente clownesco, mentre la presenza - accanto allo stesso regista - della coreografa Michela Lucenti, che si rivela un'eccellente attrice, consente inediti intrecci tra parola e danza.
In un crescendo visionario, Malosti popola la ribalta di figure quasi espressioniste, un inquietante ometto armato di pistola, una sinistra incarnazione della morte, omaggio dichiarato a Leo De Berardinis. Specialmente nella seconda parte accentua i toni da sogno o da incubo, facendo della fatale discoteca un'apparizione luminosa nella bruma, o evocando l'uccisione dello sconosciuto come una sorta di tragedia ineluttabile. Ma la chiave dello spettacolo è tutta nello straziante finale, con la ragazza che sempre più si allontana sul fondo della scena ormai spoglia, emblema di ogni addio alla giovinezza, a se stessi, alle proprie illusioni.
Renato Palazzi, www.delteatro.it, 19 dicembre 2005
PORCELLO E PORCELLA
ALLA CONQUISTA DELLA VITA
Porcello e
Porcella sono due adolescenti sfrontati e spensieratamente anarchici:
amano la discoteca e la moda, ma si commuovono di fronte a un
tramonto sull'oceano. I protagonisti del concitato play
dell'irlandese Enda Walsh sono due anime libere e istintive, decise a
trascorrere al meglio il giorno del loro diciassettesimo compleanno,
attraversando a ritmo supereccitato la loro “porca
città”
(nell'originale, Cork, luogo natale dell'autore). Dopo furti in
negozi di liquori, passeggiate, sesso, sogni e balli sfrenati, i due
giungono all'agognato Disco
Palace, dove
il loro destino
svolterà in una direzione inattesa, spezzando un legame nato
addirittura in sala parto. Valter Malosti e Michela Lucenti, entrambi
con una grottesca maschera da maiale sul volto (realizzate da Stefano
Perocco di Meduna), sono i maturi interpreti dei due protagonisti. La
loro età, tuttavia, non ne compromette la performance
che, anzi, risulta per entrambi efficacissima. Malosti attribuisce al
suo Porcello un accento quasi “campagnolo”, di
violenta e tenera
genuinità; mentre la Lucenti la sfruttare appieno le sue
formidabili doti di danzatrice così da trasformare il
proprio
corpo in una sensibilissima cassa di risonanza delle parole e dei
pensieri di Porcella. I due si muovono su una piattaforma quadrata:
una sorta di palco facilmente smontabile per due guitti inconsapevoli
e sfrenati. Attorno a loro, una lussureggiante scenografia di luci e
colori, accesi e spenti secondo il ritmo dell'onnipresente musica,
che non è soltanto ancillare colonna sonora,
bensì
personaggio drammaturgicamente essenziale. Uno spettacolo che
catapulta in un universo in cui ogni azione e ogni emozione sono
percorsi fino in fondo, con una disperata e dolce ansia di vita.
Laura Bevione, “Hystrio”, anno XIX – n. 1
– 2006
ENTRATE AL “DISCO PIGS” DELL'IRLANDESE WALSH, VI DARà L'ADRENALINA
AL RITMO DELLA TECHNO MUSIC, UN RIUSCITO SPACCATO SUL MALESSERE ADOLESCENZIALE DIRETTO DA MALOSTI A TORINO
A trentotto anni il dublinese Enda Walsh, molto conosciuto anche al di fuori dei palcoscenici irlandesi e britannici:, è sicuramente meno violento di quella nuova ondata della drammaturgia inglese che ha avuto le sue punte emergenti in Sarah Kane e in Mark Ravenhill. Questo non toglie, però, che abbia puntato con minore forza la sua lente d'ingrandimento sui malesseri di gente che vive al margine della società spesso in situazioni di degrado, difficoltà e abbandono, come succede, per esempio, in un suo bellissimo testo Bedbound, già visto in Italia, tragica storia del rapporto fra un padre e sua figlia malata il cui mondo e il cui cielo stanno tutti rinchiusi in una stanza. In Disco Pigs (1997), andato in scena in questi giorni alla Cavallerizza di Torino con ottimo successo, Walsh mette al centro del testo il rapporto esclusivo e totale fra due adolescenti, Porcello e Porcella, che vivono questa loro esclusiva fuga dalla realtà in una storia di violenza e di sopraffazione. Certo è amore quello che lega i due ragazzi di diciassette anni costretti a vivere senza illusioni in quel di Pork City, la porca città inquinata e sporca dove il cielo sembra non esistere e dove il mare diventa un miraggio.
Un amore fatto di scariche di adrenalina, di serate passate alla discoteca Palace dove Porcella incontra l'amore e Porcello glielo toglie uccidendo il rivale e dove si mostra – mentre l'onda d'urto della musica di scena fa addirittura tremare le poltrone su cui stanno seduti gli spettatori – che è difficile crescere e che l'unico modo di farlo è quello di dirsi addio costi quello che costi.
Mettendo in scena questo testo fortemente generazionale dentro il paesaggio inventato da Paolo Broni, “disturbato” come i personaggi che contiene, dopo aver firmato qualche anno fa un'emozionante edizione di Bedbound con Michela Cescon e Andrea Giordana, Malosti, che fra i registi emergenti è sicuramente una punta emergente e che qui interpreta con incisiva evidenza il ruolo di Porcello, sceglie la chiave di forte fiaba onirico-trasgressiva, quasi un fumetto acido dal coinvolgente impatto grottesco ed emotivo.
Così fra luci livide, fra i deliri provocati dall'alcool ma anche dalle anfetamine, una generazione sfrena al suono della disco e della techno music che ci assale da ogni parte. E se Porcello e Porcella indossano due maschere che riproducono la testa di un maiale, la scelta non è certo banale ma piuttosto giocata a livello di uno straniamento quasi brechtiano. Disco Pigs, dunque, s'impone nell'intelligente regia di Malosti, anche per la scelta di mescolare i codici teatrali: e come la sua impostazione non si esaurisce in un iperrealismo di maniera così, grazie alla partecipazione nel ruolo di Porcella della brava Michela Lucenti, un'attrice danzatrice che si è formata con Pina Bausch, in scena la parola si mescola alla danza, alla musica, proponendo un'inedita chiave di lettura, nella quale si inseriscono perfettamente gli altri interpreti che sono Emanuele Braga, Yuri Ferrero, Emanuela Serra.
Un bestiario adolescenziale forte, senza sconti, che si ricorda.
Maria Grazia Gregori, "L'Unità", 2 gennaio 2006
PORCELLO & PORCELLA AL RAVE PARTY DELLA FOLLIA
L'irlandese Enda Walsh aveva concepito una specie di rozzo e delirante rave party a base di birra, chiacchiere frenetiche, allucinazioni e rapporti di marca adolescenziale per una coppietta di diciassettenni, una partitura mozzafiato dal titolo Disco Pigs che è presto assurta a manifesto adrenalinico (ma anche a radiografia poetica) di qualunque gioventù locale emarginata, tanto da diventare un cavallo di battaglia dell'osannato regista tedesco Thomas Ostermeier. Ora è Valter Malosti a proporre da noi un'edizione che intelligentemente non compete in violenza o in contesto sociale alla deriva, adottando invece i canoni tecnici della più forsennata Commedia dell'Arte, buttando cioè i due protagonisti, alla lettera Porcello e Porcella, su una pedana quadrata, munendoli di una maschera fissa da cartoon maialesco, dotando se stesso e la danzatrice-coreografa Michela Lucenti, di una partitura che sembra quella di un'animazione giapponese in clima di musica disco/techno, con risultati di straniazione disperata più che sconcia, di tensione rituale più che solo fisica. Pare d'assistere alle spacconate di infantili Bonnie & Clyde in un universo di grugniti, pub, karaoke e di virtuali gite al mare, ma con dentro la consapevolezza che i giochi stanno finendo (e finiscono, ci scappa un imprevisto e il duetto si sfascia). L'anomalo e bello spettacolo del Teatro di Dioniso associato allo Stabile di Torino ha una canzone dedicata a Leo De Berardinis, un omaggio a uno straparlare che è una tragedia sincopata.
Rodolfo Di Giammarco, “La Repubblica”, 12 dicembre 2005
PORCELLO-PORCELLA, UNA FIABA NERA
LO SPERIMENTALE “DISCO PIGS” DI ENDA WALSH CON LA REGIA DI MALOSTI
Dopo tanti anni, il Teatro Stabile di Torino produce uno spettacolo degno della sua tradizione. È Disco Pigs del quarantenne irlandese Enda Walsh, per la regia di Valter Malosti. E dopo tanti anni, credo dodici, torno al festival di Spoleto. Se la memoria non mi inganna vi avevo visto un Tennessee Williams con Valeria Moriconi, per la regia di un altro torinese, Gabriele Vacis. Da parte di Vacis, quella era una dichiarazione di addio alla scena sperimentale. Su un elevatissimo piano di elaborazione formale essa si riapre proprio qui, nel Mitico chiostro di San Nicolò, uno dei luoghi deputati del teatro italiano. Mi appare tutto trasformato, in un certo senso vuoto. È come se gli dèi si fossero allontanati. Non vi sono che gli attori e gli spettatori, naturalmente pochi, quasi dei catecumeni, dei nostalgici di un'epoca che non può più tornare.
Con evidente coraggio e merito, Spoleto torna al teatro. Ma è altrettanto evidente che se da ciò che ci è caro ci siamo separati, una vera riconciliazione è impossibile. Questo spettacolo di Malosti, qui al San Nicolò, è come un meteorite caduto su un pianeta ormai disabitato. E se uso questa innocua metafora pseudo-fantascientifica è a causa di Disco Pigs, un testo del 1997, in cui mi ero imbattuto nel 1999 a Milano, per la regia di Thomas Ostermeier. Guardando Malosti, piano piano Ostermeier m'è tornato alla mente. Era un altro mondo, un altro testo. Penso che decisivi siano quattro elementi. Primo, la traduzione. A Milano si leggeva nei sottotitoli un italiano più o meno letterale (così suppongo). A Spoleto, la lingua, dello stesso Malosti, appare in tutto il suo sfarzo gergale, idiolettico. È una lingua avveniristica, alla Anthony Burgess, il Burgess di Arancia Meccanica.
Secondo, a Milano gli attori erano nudi e crudi; a Spoleto, Malosti e la coreografa Michela Lucenti hanno maschere da porcelli e così si chiamano, Porcello e Porcella: i loro nomi di battesimo sono Darren e Sinead, entrambi diciassettenni, amanti fin dal primo vagito, dal momento supremo e fatale in cui le due culle furono deposte l'una accanto all'altra. Terzo, la scenografia e l'incidentale circostanza che a Milano costrinse l'attrice a recitare su una sedia a rotelle, con una gamba fasciata. La scenografia di Ostermeier era tutta bianca e vuota; quella di Malosti (firmata da Paolo Baroni) è tutta nera, sfondata. Su un piano rialzato, come fosse una zattera sostenuta da quattro palloni rosa, recitano i due protagonisti, più i loro fantasmi, il coniglietto o la donna che gestisce il pub o il corteggiatore di Porcella, colui che di tutta l'adolescenziale avventura amorosa e disperata di Sinead e Darren farà le spese: egli sarà da Darren ucciso, provocando, di Sinead, la fuga; la fuga dalla desolazione di Cork (la Porka Città), e dalla propria solitudine, dalla propria diversità, dal proprio impugnare la diversità per farne una bandiera ed ergersi al di sopra di quanti non li avevano voluti, tutti disprezzando, tutti provocando, fino all'ultima, tragica loro “risposta al mondo”.
Quarto, la musica. Nello spettacolo di Malosti vi è una tumultuosa colonna sonora, che va da Stockhausen a Ligeti, da Brian Eno a Robert Fripp, da David Bowie a Ringo Starr: una musica arrembante, che conferisce allo spettacolo la sua vera misura stilistica. Malosti dice di aver voluto fare di Porcello e Porcella due maschere da moderna commedia dell'arte.
Ma ciò che davvero risulta – come si percepisce nella scena in cui, dietro le quinte, cioè dietro la zattera, appare l'imponente, luminoso Moschea-Disco Palace, l'immagine della utopistica discoteca dei sogni – è la sostanza fiabesca, di nera fiaba futura, di cui è fatta la vita di chi ha diciassette anni oggi.
Franco Cordelli, “Corriere della Sera”, 17 luglio 2006
DISCO PIGS
LE CREATURE SBALLATE DI VALTER MALOSTI TRA SOUND, COREOGRAFIA E DELITTO
Se il mondo è una discoteca che mostra in controluce, seppur stroboscopica, il diagramma di un modo di vivere in trasformazione rapida, è giusto che il teatro si faccia coreografia, e il sound prevalga sulla pura parola. Enda Walsh, scrittore della nuova onda anglosassone, dipinge con Disco Pigs (ancora oggi alle 18 all'India) proprio quel mondo di sballo, quelle creature alla rincorsa dei sentimenti che facilmente volano su ogni ostacolo per sopravvivere, anche a costo di inciampare in un delitto sentimentale. Valter Malosti nel mettere in scena (anche come attore) lo spettacolo prodotto dal Teatro di Dioniso e dallo stabile di Torino, sceglie la strada originale della coreografia (molto diversamente da quanto fece Ostermeier nella più famosa edizione del testo). E grazie a Michela Lucenti, interprete e coreografa, le parole si trasformano in gesti e movimenti, quelli di Porcello e Porcella che danzano la vita come una lunga estasi motoria. Con una colonna sonora superba (che comprende molti padri nobili del sound contemporaneo, Brian Eno tra i tanti) la partitura dei due protagonisti, il viso coperto da una maschera suina, scopre la loro ingenua fede e il loro inesauribile slancio fisico. E' uno scenario ingenuo e primordiale quello delle loro fantasie, quanto è labile la morale del loro stare insieme. Un amore tra corpi sguscianti che superficialmente coinvolge fino a diventare struggente: la malinconia di una felicità mai davvero raggiunta da quelle creature, diviene strumento che può aiutare a capire.
Gianfranco Capitta, “Il Manifesto”, 3 dicembre 2006
“DISCO PIGS”, FRASTORNANTE FAVOLA TRAGICA SULLA CONTEMPORANEITA'
APPLAUSI AL TEATRO SOCIALE PER IL PROVOCATORIO TESTO DELL'IRNALDESE ENDA WALSH. STASERA SI REPLICA.
C'è la morte al termine della lunga corsa di Porcello e Porcella, giovani e corrotti, teneri e spietati, infantili e violenti, edonisti e chiusi in se stessi, creature bestiali e robotizzate, senza freno e senza controllo. Lo scrittore di punta della nuova drammaturgia irlandese, Enda Walsh, in “Disco Pigs” (che ha debuttato ieri sera al Teatro Sociale, produzione del Teatro di Dioniso – Fondazione Teatro Stabile di Torino) ci dà una dura lezione di moralità, mostrandoci due esseri amorali e perduti, allo sbando nel loro viaggio allucinato dentro la “Porka città”.
Il ritmo martellante della discoteca, così familiare ai nostri giovani, accompagna la “discesa agli inferi” di due animaletti da cartone animato, carini a modo loro e goderecci, tutti presi da una fisicità a due, isolata dal resto del mondo.
Come rincorsi dal loro tempo che avanza (quel giorno compiono insieme diciassette anni), i due porcelli si tuffano in un incubo, tra sesso, alcol e perdizione. Scendono sempre più in basso, e quando l'incubo sembra diventato un sogno (Porcellina ha incontrato un uomo vero, elegante, e si è innamorata), Porcello uccide il rivale, e la storia precipita in un vortice di sangue e disperazione.
Non c'è salvezza, in questo match che si consuma su una pedana che è a metà tra un ring e un palco da discoteca, dietro maschere da commedia dell'arte, animalesche, in mezzo a una fantasmagoria di luci (di Francesco Dell'Elba) che continuamente trasformano la scena creando, coi martellanti suoni disco e techno, un senso di allucinazione, e su una scena, che nel finale ambientato nel “Disco Palace”, tempio di tutti i desideri, si rivela davvero spettacolare (Paolo Baroni).
Strana, per noi, questa drammaturgia nordica, che usa parole forti, che provoca, che tira pugni nello stomaco dello spettatore, e raccontando favole “acide” lo costringe a riflettere sulla contemporaneità.
A rendere quasi commovente la vicenda dei due protagonisti ci pensano gli interpreti:Valter Malosti nei panni di Porcello, possessivo e violento nella sua psicologia elementare volta al soddisfacimento dei suoi bisogni e foriera di molta sofferenza; Michela Lucenti, straordinaria nel combinare a livelli di eccellenza doti di ballerina e di attrice, ed eccezionale nel recitare nel corso di performance fisiche (come nel ballo da sogno col suo innamorato); ed Emanuele Braga, Yuri Ferrero, Emanuela Serra, ben coordinati dalla regia dello stesso Malosti, artefice che tutto il meccanismo muove ed unifica.
“Disco Pigs” sconcerta, provoca, urta ma alla fine conquista. Lo hanno dimostrato gli applausi, all'inizio timidi, poi sempre più convinti, che per più chiamate hanno ringraziato gli artisti sul palco. Uno spettacolo perfetto per una rassegna come “Altri percorsi”, dedicata a chi vuole vedere altro che “il solito teatro”.
Si replica stasera, martedì, alle 20.30 al Teatro Sociale, via Cavallotti. Lo spettacolo dura un'ora e 5 minuti senza intervallo.
Paola Carmignani, “Giornale di Brescia”, 19 dicembre 2006
DISCO PIGS
È debordante di energia Disco Pigs, l'ultimo lavoro tradotto diretto ed interpretato da Valter Malosti, dell'autore irlandese Enda Walsh. Questo testo, rappresentato ovunque, ha vinto i premi Parker e Awards nel 1997 ed è diventato film nel 2001 per la regia di Kirsten Sheridan. Non è la prima esperienza di Malosti con Walsh, di lui aveva già allestito Bedbound che valse alla protagonista Michela Cescon il premio Duse e l'Ubu nel 2002 come giovane attrice. Di Disco Pigs sono protagonisti due adolescenti, Pig e Runt, ribattezzati Porcello e Porcella; sembra vivano un eterno carnevale, mascherati, come sono, da verri. Sanno tutto, hanno tutto, si conoscono da bambini, sono cresciuti in famiglie che hanno loro solo concesso. Sguaiati, disinibiti, liberi, festeggiano il diciassettesimo compleanno nel corso di un'interminabile notte di ordinarie follie. Sono rudi, volgari, ma al contempo, incredibilmente romantici e teneri. Amano la disco e la strada, si avventurano in taxi al mare per assaporare la sabbia. Tornano in città scoprendo un locale sfavillante, mirabile, ma Runt-Porcella si invaghisce di chi la tratta da signora, almeno un istante. La gelosia di Porcello innesta la tragedia, inavvertitamente ha tra le mani una rivoltella, parte un colpo, ma è un incidente...
Le ritmiche, violente ed inarrestabili schermaglie dei due e di alcuni altri simbolici personaggi si svolgono interamente su un ring che sarebbe, nelle intenzioni del regista, anche palco da comici dell'arte; come tali, gli attori, portano maschere. Le quali rendono anche omaggio al Teatro di Leo, di cui è intonata lugubremente la Canzone della morte. La pièce è dolorosa e divertente, armonizza squisitamente la prosa al teatro danza (di alto livello: coreografa ed attrice è Michela Lucenti), avvalendosi dall'apporto imprescindibile di ogni interprete (Emanuele Braga, Yuri Ferrero, Emanuela Serra) e delle altre componenti, come le folgoranti luci del bravo Francesco Dell'Elba e le musiche, naturalmente ad altissimo volume.
Maura Sesia, “Sipario”, gennaio-febbraio 2006
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