teatro di dioniso




DEATH AND DANCING

di CLAIRE DOWIE

traduzione e regia di VALTER MALOSTI

con MICHELA CESCON e VITO DI BELLA

coreografie  TOMMASO MASSIMO ROTELLA

costumi ANDREA DE VIRGILIO

organizzazione ANNA MARIA CANZONIERI

Produzione TEATRO DI DIONISO

GAROFANO VERDE (VI edizione)

musiche di The Prodigy, Ryuchi Sakamoto, Aphex Twin, Ravi Shankar, Laibach, John Tavener, David Bowie, Howie B, La Pina, Kass/Goldenberg, Susanne Vega, Giuni Russo, Orb, Tricky, Ringo Starr, scelte da Valter Malosti

ha collaborato alla traduzione Letizia Russo

Il testo è rappresentato in Italia da Arcadia Publishers

 

**Per chi è interessato è stata pubblicata da Gramese una raccolta di testi teatrali di Claire Dowie tra cui Death and Dancing con la traduzione di Valter Malosti

 

 

DEATH AND DANCING, 1992, la storia. Max/she e Max/he.

Una ragazza bisessuale e un ragazzo gay decidono di andare a vivere insieme. Attraverso questo rapporto senza canoni e privo di regole, lei e lui raccontano al  pubblico - in toni esilaranti - la loro storia, la loro vita da studenti, le loro scelte, il loro rapporto, o assenza di rapporto, con i propri genitori e le regole del mondo gay. La Dowie racconta la sua storia con iniezioni di graffiante autoironia e un linguaggio chiaro ed esplicito che chiama le cose con il loro nome, anche quando si tratta di parti anatomiche, flussi e liquidi assortiti.

In quest'opera Claire Dowie ci invita a riflettere sul concetto di desiderio senza confini e norme, sulla vera libertà sessuale a prescindere da tendenze gay o eterosessuali e sull'idea del desiderio slegato dalla sessualità, come una pura e semplice attrazione tra individui.


Foto di Tilde De Tullio

nota di regia

Intendo dare al racconto della Dowie un montaggio cinematografico, pieno di cesure, togliendo il  testo da un naturalismo troppo spinto; ed un ritmo musicale, puntando molto su quel DANCING del titolo. Ballo inteso anche come lotta. Lotta di due corpi che cercano e si cercano. Una rincorsa ad una identità, che può anche essere tante identità. Una danza di identità. Un bel gioco da giocare con gli attori: estremo e delicato, da affrontare con una grande energia, tra esplosioni e momenti di aspra poesia.

Valter Malosti


Foto di Tilde De Tullio

Death and Dancing è una esplorazione furiosa sulla sessualità, sul gender, brillante, veloce e che mette spesso a disagio. E’ come Max, ti dà un pugno sui denti mentre ti sta facendo ridere.”

The Guardian, Claire Armistead, 1992

CLAIRE DOWIE. Che una lesbica desideri avere un figlio, non dovrebbe stupire più nessuno, ma se poi decide anche di sposarne il padre, ovviamente gay, e di fare un altro bambino, qualcuno potrebbe censurarne le scelte e ostracizzarla. Soprattutto le lesbiche. E’ successo all’inglese Claire Dowie, 41 anni, nata a Birmingham, ma che vive e lavora a Londra. Poetessa, drammaturga e attrice, è una delle più note protagoniste della stand up comedy, genere teatrale simile al cabaret, improntato all’improvvisazione e al coinvolgimento del pubblico su temi sociali o di costume. La sua produzione è incentrata sulle problematiche connesse al gender e all’identità sessuale. Il primo testo importante è Adult Child/Dead Child del 1988, seguito da Why is John Lennon wearing a skirt (Perché J.L. portava la gonna?) del 1991, Death and Dancing (1992), Leaking from every orifice (Colando da ogni orifizio, 1993), All over lovely (1997). Easy access for the boys (1998) è il primo testo nel quale l’autrice abbandona i suoi modelli di scrittura per una struttura drammaturgica tradizionale e piu’ complessa. Ha scritto anche per la Tv e la radio, per cui si ricorda nel 1995 The Year of the Monkey. I suoi primi cinque testi sono stati raccolti in volume dalla prestigiosa casa editrice Methuen. Le sue commedie hanno vinto numerosi premi e sono rappresentate in italiano, spagnolo, portoghese e tedesco. E’ in corso di pubblicazione il suo primo romanzo.

DOMANDA Claire tu sei lesbica?

RISPOSTA Lo ero ma adesso non lo sono piu’. Forse ora sono piu’ bisessuale, credo. Non mi piace questa domanda perché c’è sempre questo volere etichettare, inscatolare, far parte di una categoria e quindi creare l’aspettativa di un determinato comportamento. Non ha poi tutta questa importanza nel definire la tua sessualità sapere con chi dormi. Non mi piace giudicare la gente solo per quello che ha in mezzo alle gambe”.

 


Foto di Tilde De Tullio

 

ESTRATTO DALLA RASSEGNA STAMPA

“Il Malosti regista si butta con il suo consueto slancio nell’operazione con due sole sedie come scenografia e varie trasformazioni mentali e vestimentarie dei due protagonisti che entrano in scena con una vertiginosa veemenza, accelerando al massimo ritmi e battute, recitando anche in piedi sulle sedie con una voglia di autoesibizione di marchio cabarettistico confermata dalla ricchezza divagante della colonna sonora…si conferma la verve della dirompente e anche fregolistica Michela Cescon.”

 LA REPUBBLICA, Franco Quadri, 29 Gennaio 2000

 

….”L’intelligente regia di Valter Malosti, la leggerezza di Vito Di Bella, e soprattutto la prova di Michela Cescon, che rischia solo l’eccesso di bravura…”

LA STAMPA, Masolino d’Amico, 20 Giugno 1999

 

“Con due sole sedie il regista Valter Malosti ha fatto miracoli inventando con fantasia adrenalinica a migliorare il testo, facendo ballare e muovere i personaggi dentro una colonna sonora che va da Sakamoto a La Pina, da Susanne Vega  a Bowie. Ben assecondato da due generosissimi giovani attori, Michela Cescon e Vito Di Bella, che estraggono energia pirotecnica ( lei in piu’ con un talento assai singolare ) dalla struttura cabarettistica del testo.”

L’ESPRESSO, Rita Cirio, 1 Luglio 1999

 

“Death and Dancing” dell’inglese Claire Dowie, presente in sala per l’applaudita prima italiana della sua pièce, c’invita in maniera ruvida e giocosa non solo a riflettere sulla difficile scelta dei ruoli e delle identità sessuali, ma anche su quanto quella scelta condizioni, dal punto di vista della libertà mentale, i nostri comportamenti, omo o etero che siano. Ben sostenuto nel suo progetto di regia da una convincente coppia di attori, Vito Di Bella e, in particolare, la bravissima Michela Cescon, Valter Malosti ha impresso alla commedia i ritmi serrati di un match o di una serie di quadri coreografici intervallati da dissolvenze in nero. Senza orpelli scenografici, con cambi e scambi d’abiti per raccontare il trasformarsi dei ruoli, il gay celato in scamiciato completo yuppie, e la lesbica dichiaratissima in cuoio nero, si lanciano in un carosello d’incertezze e travestimenti sfiorando la normalità di una coppia etero prima di ritrovarsi, dopo una separazione, con i vestiti dell’inizio. Consapevoli, a quel punto, della loro affinità: non è una rivoluzione politica, né sessuale, o new age, è semplicemente il bisogno di essere se stessi, magari prendendosi gioco di tutti e conservando un grano di rabbia verso il mondo così come è."

LA REPUBBLICA, Nico Garrone, 16 Giugno 1999

 

“…oggi il tutto sarebbe banale se il testo non fosse bruciante di verità, se il regista Valter Malosti – che è anche il traduttore – non avesse impresso al cercarsi dei due interpreti, sul palcoscenico nudo, il ritmo di un match, di una strindberghiana “danza di morte” del sesso, in un vortice di gesti, parole e musiche, da Sakamoto a Bowie. E se Vito Di Bella e Michela Cescon, soprattutto lei, non fossero strepitosamente bravi…”

IL GIORNO, Ugo Ronfani, 1 Febbraio 2000

 

….”Michela Cescon e Vito Di Bella si prodigano con una vitalità di sorprendente energia scenica, ben orchestrata dalla regia di Valter Malosti che – solo con l’ausilio di due sedie – arreda con ricchezza di idee la requisitoria della Dowie.”

 CORRIERE DELLA SERA, Pietro Favari, 17 Giugno 1999

 

….”E’ un modo gioioso di raccontare le vite parallele di lei e di lui…un rapporto tanto dialettico quanto fisico quello recuperato dal regista Valter Malosti ( anche traduttore ) per una messa in scena affidata a Michela Cescon e Vito Di Bella, interpreti sorprendenti, impegnati in un movimento specificamente fisico oltre che vocale, intento a coniugare alla suggestione delle parole il gioco del corpo, trasmesso in modo vivo e vitale su musiche da discoteca coreografate da Tommaso Massimo Rotella. Un perfetto, quanto inusuale connubio tra i due protagonisti…”

ITALIA SERA, Bianca Velella, 15 Giugno 1999

 

….”Interpretato con vitalità ed efficacia da Michela Cescon e Vito Di Bella, lo spettacolo corre sui binari dei loro duetti recitati e ballati, tra sarcasmi e ironie, senza un naturalismo spinto ma con una marcata ruvidezza di linguaggio e gestualità.”

 IL TEMPO, T. Scar., 18 Giugno 1999

 

…”L’inventiva regia di Malosti ha corredato di musiche trascinanti, ricorso ironico ai dialetti veneto e siciliano e a ritmi scatenati un testo essenziale…Eccellente  performance di Michela Cescon, grintosa e prepotente,a cui ha validamente tenuto testa Vito Di Bella, fragile e disarmante.”

BABILONIA, Mario Cervio Gualersi, Settembre 1999

 


Foto di Tilde De Tullio

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